Sodoma …

sodoma

“… e Gomorra è un libro di merda. Vorrebbe essere saggio e romanzo, ma non è né l’uno né l’altro. E’ scritto malissimo, pieno di errori e di refusi, per sovrammercato. E’ brutto. Brutto non solo per gli argomenti trattati – che belli non sono – ma perché è mal scritto, pieno di luoghi comuni sulla Campania e sulla periferia. A un certo punto, dice che le ragazze della periferia di Napoli sono così e cosà: le ragazze di tutte le periferie del mondo sono così! Senza contare che sarebbe meglio dire “alcune” ragazze di periferia, non tutte.”

Il tuo sguardo è carico di scetticismo, mentre mi accarezzi le gambe. Se inginocchiata ai miei piedi, che scendono dal divano. La tua mano sale fino a sfiorare la lampo. Individuato il profilo del mio sesso, ne segui il perimetro col polpastrello. Profilo che, come prevedibile, si modifica subitaneamente.

“A me è piaciuto. Hai ragione sul fatto che parli di cose brutte, ma è la realtà a esserlo. E poi va preso per quello che è: un libro di denuncia.”

“Mah, più ci penso e più mi sembra un libro su commissione. E’ stato tenuto artificialmente in vetta alle classifiche di vendita grazie al continuo susseguirsi di “minacce” allo scrittore, sempre sotto i riflettori. Serviva a far fuori i Casalesi.”

Mi sbottoni la cintura. Tiri giù la lampo e mi accarezzi il cazzo attraverso la stoffa dei boxer. Quando lo afferri con le dita e lo lasci rimbalzare fuori, emetto un sonoro respiro di sollievo.

Il sax di Coltrane racconta la sua meravigliosa versione di Green leaves. La tua mano va su e giù, stringendolo.

“Continua: mi eccita vederti parlare con tanta foga! Mi bagna la figa.”

Ridi, buttando indietro il capo e facendo ondeggiare i capelli. Io mi accontento di sorridere per la riuscita quando becera consonanza, avendo il diaframma occupato a gestire la respirazione che, a causa della tua mano, è diventata corta.

Le tue labbra sfiorano la pelle del glande.

A fatica, dopo aver fatto mente locale, riprendo.

“C’era una bellissima frase di Sciascia in A ciascuno il suo: quando una mafia in dialetto viene tolta di mezzo, è perché ce n’è già una pronta in lingua. Non ricordo le parole esatte, ma questo era il senso.”

Scopri il glande. Lo lecchi, spingi la lingua nel foro. Per un po’ lo lecchi come se fosse un gelato. Mi sento scivolare dai cuscini del divano e sono costretto a puntellarmi con i gomiti.

“Finché i Casalesi si limitavano a occuparsi di droga, di rifiuti e di qualche ammazzatina – come direbbe Montalbano – qua e là, tutto bene. La pace è finita quando hanno voluto fare il grande passo per entrare nella finanza dei grandi: uno zuccherificio, Kerò, una compagnia petrolifera, Ewa, una catena di elettronica, Eldo, e chissà cos’altro. A quel punto è arrivata la mafia vera, quella il cui centro collocherei fra Parigi, Monaco e Zurigo, e sono stati spazzati via. Certo, bisognava dimostrare quanto fossero pericolosi, bisognava metterli sotto i riflettori dei media e fare in modo di crear loro terra bruciata intorno. Ed è quello che è stato fatto, anche, e in buona parte, con Gomorra.”

Stringi la base del cazzo, leccando il glande. Poi afferri i lembi del pantalone. Sollevo il bacino per aiutarti a liberarmene, e lo fai scendere fino alle caviglie. Lì ti fermi, considerando, forse, che ti conviene tenermi semi-prigioniero in quella posa. Non sono più di grado di opporre alcuna obiezione, essendo tutto la mia attenzione presa dalle sensazioni che giungono dal centro del mio corpo. La tua bocca si chiude intorno al cazzo. Scendi fino a farlo arrivare in gola. Il rossetto lascia dei segni sulla pelle. Con una mano mi tieni le palle, come a volerle soppesare, con l’altra mi accarezzi l’interno di una coscia.

La carezza diventa quasi un graffio quando continui a risalire con l’unghia dell’indice, fino a sfiorarmi il buco del culo.

Come se temessi di interrompere la magia col mio silenzio, continuo a parlare, sebbene non del tutto convinto di dire ancora cose sensate.

“Anche le minacce erano funzionali. Saviano è stato minacciato non perché desse fastidio alla camorra, ma per avallare la tesi che i Casalesi fossero pericolosi e andassero stroncati. E non voglio dire che non abbia rischiato davvero la vita: se fosse servito, non avrebbero esitato farlo fuori davvero. Gli immigrati ammazzati da Setola negli ultimi mesi della vicenda fanno parte dello stesso disegno: che interesse ha un malavitoso ad andarsene in giro a uccidere in modo così clamoroso? Ogni volta che accade, è perché è già cominciata la sua parabola discendente; è perché c’è già qualcun altro pronto a prenderne il posto.”

La tua testa ondeggia fra le mie gambe. Vedo solo i tuoi capelli.

Come se mi stessi leggendo il pensiero, li tiri su, raccogliendoli dietro la testa, facendomi vedere il tuo splendido sorriso, la bocca gonfia del mio cazzo e i tuoi occhi, in cui si perdono i residui della mia coscienza.

Sollevo il bacino, come se potessi entrarti ancora di più in bocca. Ti accarezzo la nuca con una mano.

L’unghia che mi sfiorava il perineo gira ora intorno a un capezzolo. Premi forte, me lo pizzichi. Il dolore mi eccita ancora di più. Gemo. Poi ansimo.

La tua mano sale ancora. Mi infili il medio in bocca, costringendomi, in un certo senso, a ricambiare il pompino. L’idea mi sconvolge e sto per sborrare.

Ritenendo che non sia ancora il momento, ti fermi, lasciandomi il cazzo a molleggiare nell’aria, guardandomi intensamente. Porti il dito umettato dalla mia saliva fra le mie natiche e lo premi contro l’ano.

Mi lecchi le palle. Mentre rantolo, sento il tuo dito premere sempre più forte, fino a entrarmi nel culo. Ora, e solo ora, il tuo pompino riprende, con maggior vigore. La mano stretta intorno alla base, le labbra che scivola lungo il cazzo, la tua testa che ondeggia sempre più velocemente.

Spingi il medio dentro di me fino alle nocche.

Sentendo l’anima abbandonarmi, sono travolto dall’orgasmo. Senza aprire la bocca, assecondi i movimenti del bacino, lasciando che si riempia del mio sperma.

Il tuo sguardo è luminoso, mentre deglutisci con una smorfia. In altre occasioni, mi hai detto che ha un sapore aspro. Lecchi l’ultima goccia che sgorga dalla punta, poi ti lecchi le labbra.

“… Gomorra?”

“Chissenefrega dei Casalesi, di Saviano e di Mediaworld!”