A spasso con Zia Dora

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Sono così preso dalla parte, ormai, che quando mi arriva una tua manata in culo, fra chiappa e gonna corta – davvero troppo corta – faccio un paio di saltelli civettuoli in avanti, ridacchiando.
Siamo pronte: zia Dora e la sua nipotina Penny. Andiamo a caricare Abby e facciamo un giro in città. E’ la nostra prima uscita: sono nervoso come immagino che siano le debuttanti prima dell’omonimo ballo.
Resti nella macchina in moto, davanti alla casa di Abby. Vado io a suonare al campanello. Quasi provo invidia, quando mi compare davanti: truccata alla perfezione, lunga parrucca rossa che contrasta con la mia, nera e lucida; minigonna nera e tacchi vertiginosi. Sembriamo due battone che si avviano al lavoro. Tu, zia Dora, guidi come un autista di autobus in vacanza: lentamente, con un aplomb che fa quasi pensare che possa farlo a occhi chiusi.
Quando scendiamo dalla macchina, è buio. Ci incamminiamo verso il centro, Abby e io a braccetto, e tu qualche passo più dietro. Chiunque penserebbe che sei un uomo: le mani in tasca, ci cammini lentamente alle spalle come se ci stessi controllando. Intanto mi godo le correnti d’aria che mi arrivano sotto la gonna e a cui non sono abituato. Guardo Abby camminare stringendo le cosce e indovino che sta pensando la stessa cosa: quando i nostri sguardi si incrociano, infatti, scoppiamo a ridere. Un po’ in falsetto. Ogni passo ci vede più femmine. Mi giro a guardarti con la sicurezza di cogliere dell’orgoglio nei tuoi occhi.
Ci sediamo davanti a un caffè. “Due frullati alle ragazze e una birra per me.”
Accidenti a te, non credevo che ti saresti spinta fino a farmi bere quella roba che non ho mai sopportato. “Ma zia, ehm, zio …”
Il tuo sguardo mi induce a non insistere. Berrò quel maledetto frullato di chissà cosa.
Accavallo le gambe. Le guardo e ho una mezza erezione a guardarle. “Cazzo, che gnocca, sono!”
Il pensiero va a qualche ora prima, quando mi sono depilato. Anzi, mi hai depilato: hai insistito per farlo tu, con la scusa di avere più esperienza, ma ho il sospetto fondato che lo abbia fatto per il piacere di vedermi soffrire. Per un attimo rivedo il tuo sguardo mentre tiri le strisce con i miei peli attaccati, sguardo soddisfatto, più di godimento che di pietà. La mia pelle si arrossava e tu godevi; i miei peli sparivano e tu ti bagnavi, ne sono certo.
Abby allarga le cosce ogni volta che il giovane cameriere si avvicina. Lo faccio anch’io, prima di accavallare con un ampio movimento della gamba. Il poveretto torna verso il bar rosso come un peperone.
Tu, zia Dora, posi le mani sulle nostre cosce, e le fai risalire fino all’inguine. Ci sfiori il cazzo con l’indice, insisti fino a quando lo senti duro, poi torni a bere la tua birra. Dopo un paio di sorsate, decido che il cazzo di frullato ha già inquinato abbastanza il mio corpo e lo lascio lì. Abby sembra gradirlo, invece. A ogni bevuta, anzi, si lecca compiaciuto le labbra, come una che ha appena finito di fare un pompino, ricevendo la tua approvazione.
Pochi minuti dopo, siamo in un disco pub. Abby e io troieggiamo alla grande, facendo rizzare più di un cazzo, e ricevendo proposte che rifiutiamo con nonchalance. Un ragazzo che sembra abitarci, qui dentro, uno di quelli che chiama per nome il cameriere e sembra conoscere tutti, si mette a ballare di fronte ad Abby, che ti interroga con lo sguardo per sapere fin dove può spingersi. Segui il gioco di sguardi, e mi pare di avvertire nei tuoi occhi un lampo di interesse. Spingi il mento in avanti, come un ordine o un consenso. Abby si scatena. Non so se il tipo ha idea che sia un travestito o meno, ma le si incolla addosso e non la molla. Ogni tanto le sussurra qualcosa all’orecchio, e Abby ride come una pazza. Decido di unirmi alla coppia. Ballo – se così può dirsi – strusciandomi addosso al ragazzo. Abby non sembra ingelosita, per fortuna: ci divertiremo. Dopo un po’, prima che il sudore renda difficile ulteriori avvicinamenti, ci avviamo alla toilette. Tu, Zia Dora, non sembri interressartene, stranamente. Appena chiusa la porta del bagno, la mia bocca è incollata a quella del ragazzo, e le mani di Abby armeggiano intorno al suo cazzo, visibilmente duro. E grosso. Glielo tira fuori e incomincia a succhiarglielo. Le mani del tipo mi palpano ovunque. Rallentano per un attimo quando scopre che sotto la mia maglietta il petto è piatto, ma poi riprendono con più lena a palparmi. Mi artiglia il culo e mi attira a se. Gli lecco il petto, gli mordo i capezzoli. Abby spompina alla grande, una mano stretta intorno al cazzo, e tutto il resto in bocca. Sotto la mia gonna, la mano di Raul, così lo chiama Abby, cerca il mio cazzo duro. Lo stringe, mi sega. Allargo le gambe, appoggiando un piede alla porta. Abby si tocca, mentre continua a succhiarglielo. La tua voce arriva da dietro la porta: “Allora, bimbe, non vorrete mica lasciarmi fuori?” Nemmeno per sogno: c’è spazio per tutti, specie per la nostra … pigmaliona, se così può dirsi. Sposti Abby e ti mette a ucchiare il cazzo di Raul. Abby ti sbottona, infila la testa fra le tue cosce e incomincia a leccarti la fica. Mi chino a baciarla, per sentire il suo sapore dalla bocca di Abby. Mi sposto: ti allargo le natiche e lecco il culo, spingo la lingua fin dove posso, lo annuso e poi lo lecco ancora. Lo adoro, quel culo da padrona. Abby, fra le cosce di Raul, ti lecca la fica e, di tanto in tanto mi bacia. Spompini il povero ragazzo che è appoggiato con la schiena alla porta incredulo e sul punto di venire. Ansimi, sotto il gioco delle nostre due bocche. Ci accarezzi la testa, col rischio di farci saltare le parrucche, nel trambusto. Raul ti sborra in bocca. Lo finisci segandolo, spremendo fino all’ultima goccia di sborra. Un po’ ti esce dalle labbra, ma non è certo questo a impeditrti di chinarti a baciarmi. Arrivo alla tua bocca, lasciando che Abby resti sola li giù, e ci baciamo scambiandoci lo sperma in bocca. Ti lecco la bocca, te la ripulisco. Mi sorridi, mi tiri su e mi accarezzi gli slip, dove il mio cazzo sta per esplodere. Sento il rumore della lingua di Abby fra le tue cosce fradicie. Ti sfili una scarpa, liberi il piede dalla calza e lo infili sotto la mia gonna. Premi il cazzo contro il ventre, e continui a segarmi col piede, fermandoti solo per goderti l’orgasmo che ti squassa, mentre stringi Abby fra le cosce, appoggiando la testa sul petto di Raul. Appena ti riprendi, continui a segarmi con la pianta del piede. Sento Raul interporsi fra me e il muro, sollevarmi gli slip e spingere il suo cazzone di nuovo duro fra le mie natiche. Mi spinge delicatamente in avanti e continua a esercitare una pressione crescente sul mio buchetto, finché non glielo risucchio dentro, quasi. Mi seghi col piede a Raul mi incula. Sto per venire, appoggio le mani da qualche parte, non so su cosa. Abby si tira su baciandoci a turno. Il cazzo di Raul mi riempie mentre ti sborro sul piede. Abby, staccandosi dalla mia bocca, dice: “Adesso dove andiamo?”

Zia Dora

tumblr_n3vipsrHSU1r7o08ho1_500Faccio un passo indietro per guardarti. Sei uno splendore: una vera puttana d’alto bordo; una vera zoccola in tailleur. Non resisto: ti sfioro una guancia col dorso della mano – non vorrei sciupare quel trucco che ci è costato tanta fatica! – ti sfioro il busto, per concludere accarezzandoti il fianco fasciato da una minigonna da manager rampante, sotto il cui orlo occhieggiano le autoreggenti.
Ora tocca a me, però. Infilo i collant. Li preferisco alle calze: mi fa impazzire sentire il cazzo duro premuto dal nylon contro il ventre. Mi aiuti ad allacciare il reggiseno imbottito. Ne approfitti per darmi qualche bacio sul collo, come aperitivo. Piego la testa di lato per sentire il contatto con la tua guancia. Faccio risalire lungo le cosce una minigonna di stretch, sculettando. Infine indosso un golfino talmente aderente che non resisto a lisciarmelo con entrambe le mani. Seduto, lascio che sia tu a truccarmi: un fondo di fard sulle guance. Ti sbizzarrisci con gli occhi, esagerando, a mio avviso. Ma è di relativa importanza, visto che devo piacere soltanto a te. Sono io a darmi il rossetto, tocco finale. Umetto le labbra, per distribuirlo in modo uniforme, come ho visto fare tante volte a tante donne. Infine la parrucca: una lunga parrucca nera di cui mi sono innamorato appena l’ho vista in vetrina. Mi sento zoccola. Ancora di più quando mi passi lo specchio. Però, che gnocca …
Quasi all’unisono, le nostre teste si voltano verso il divano, dove “zia” Dora fuma una sigaretta, con una piega al lato della bocca che fa pensare a un sorriso. Ci ha sorpresi entrambi, quando si è presentata vestita da uomo, quando ci aspettavamo una tuta di latex e il frustino.
“Baciatevi, troiette!” Adesso il suo sorriso è evidente, mentre fuma languidamente, con le gambe accavallate. In giacca e cravatta ha un aspetto ancora più da padrona, devo ammetterlo.
Quasi mi dispiace rovinare il rossetto, mentre la mia bocca si avvicina alla tua. Le nostre lingue si rincorrono, si trovano, si lasciano per ritrovarsi ancora, prima nella tua bocca, poi nella mia. Ti arpiono il culo con le mani. Hai un bel culo, femminile. Ti bacio con foga maggiore, pensando a come mi piacerebbe incularti, se “zia” mi concederà di farlo; se “zia” non vorrà farlo lei stessa.
Ci stringiamo. Sento la pressione del tuo cazzo duro contro il mio, attraverso la stoffa. Ti bacio il collo, mentre ti sbottono la giacca del tailleur. Infili la mani sotto la mia gonna, facendomi sentire un brivido nuovo, quando mi accarezzi le cosce e il culo sulle calze. Il mio cazzo pulsa, il cuore ancora di più. Credo di essere rosso in viso, ho caldo. Per riflesso, spoglio te. Ti libero della giacca, la butto a terra, poi sbottono la camicetta. Di tanto in tanto sfioro il gonfiore del tuo cazzo attraverso la stoffa della gonna, infilo la mano sotto per provare il delizioso contatto con la tua pelle dove finisce la calza autoreggente. Dora si alza, camminando sui tacchi. Ci gira intorno. Ti pizzica il culo, stringendo i denti. Il suo viso è teso. Mi accarezza la testa, poi mi tocca il culo. Infila una mano sotto la gonna, da dietro, fino ad avere tutto il mio pacco in mano. Chiudo gli occhi, trattenendo il respiro. Vorrei morire così, nelle sue mani. Mi riporti alla realtà, quando i tuoi denti si chiudono intorno a un mio capezzolo. Il mio cazzo ha un balzo, nella mano di Dora. Che mi bacia il collo, mentre i miei abiti continuano a cadere per terra, per opera tua. Ti sfilo il reggiseno, dopo averti liberato della camicia. A mia volta ti bacio il petto, ti lecco i capezzoli, scendo con la bocca fino all’ombelico. Ti sbottono la gonna, te ne liberi sculettando. Resti con addosso solo le calze e gli slip. Mi chino a leccartelo, dove il cazzo preme contro la stoffa. Dora è dietro di me, strusciandosi contro il mio culo, dopo avermi sollevato la gonna. Godo sapendo quanto ciò la fa godere. Infilo una mano dentro i tuoi slip di pizzo e libero il cazzo. Lo sento mio, duro e lucido nella mia mano. Lo bacio, mentre mi accarezzi la testa. Scopro il glande, lo lecco. Apro la bocca e lascio che le mie labbra lo avvolgano, alzando gli occhi per osservare la reazione sul tuo viso. Chiudi gli occhi e inarchi la testa all’indietro. La mano stretta alla base del cazzo, ti spompino per bene, mettendoci tutta la passione di una novizia. Succhiartelo mi piace sempre di più, sentire il tuo odore di maschio nelle narici, la prima goccia di sborra sulla lingua, il calore della tua carne in bocca …
Le mani di Zia Dora addosso, sul culo, sulla schiena, sulla nuca, sul cazzo. Spinge un dito nel mio culo, mentre sono chino a succhiarti il cazzo. Vedo che fai fatica a reggerti in piedi sui tacchi. Io sto più comodo, in effetti, visto che posso poggiare il culo contro di lei.
“Giù, adesso. Giù entrambe. Voglio vedere come fanno un bel 69 le mie due cagnette.”
Sembravi non aspettare altro. Io mi adatto al tuo corpo che si stende a terra, riprendendo prontamente il tuo cazzo in bocca. Tu cerchi il mio: mi abbassi i collant e te lo fai scivolare tutto in bocca. Sento la cappella sbattere contro il tuo palato. Per un attimo ho paura di sborrare subito, troppo presto. Mi frena il pensiero di quanto farei contrariare Dora, che adoro soddisfare. Sono riportato alla realtà dal rumore di una cerniera. E’ lei, che si apre i pantaloni. Li sfila, togliendo anche i boxer – anche quelli aveva indossato! – si mette sui nostri corpi a gambe larghe, e ci irrora di urina calda. Si muove in avanti, per non scontentare nessuno dei due. Scuote il culo, lasciando cadere le ultime gocce. Guardo la sua fica rasata, possente, che mi mette quasi soggezione, ancora umida, mentre Dora dice, in un rantolo: “siete le mie due troie. Vi piscio in bocca…”
Si libera di una scarpa, e mi accarezza il viso con la pianta del piede. Lascio il tuo cazzo per leccarglielo, poi torno a succhiartelo. Sento che sto per sborrare, e sento che anche tu sei prossimo a riempirmi la bocca. Zia mi afferra la testa, mi costringe a mollarti e mi piazza la fica in bocca, da leccare. Sono avvolto dal sapore acre del suo piscio, misto alle sue secrezioni lattiginose, così copiose da sembrare sborra. “Ti sborro in bocca, troia” mi dice, come se mi avesse letto il pensiero. Me la struscia sul naso, sulla bocca, sugli occhi, ancora sulla bocca. Le succhio il clitoride, lecco avido il suo sugo, che continua a secernere come se fosse il vaso di Pandora. Sento la pressione delle sua mani diventare quasi dolorosa sulla mia testa. Mi afferra le orecchie, le sento bollenti. Mentre la mia lingua affonda fra le sue labbra, il suo bacino mi colpisce forte il viso, squassato dalle ondate dell’orgasmo. Sollevo lo sguardo per vedere le sue enormi tette danzare, il suo meraviglioso viso ansimare.
Si riprende subito e ti ordina di sborrarmi in faccia. Ti alzi. Son in ginocchio davanti a te, e ti lecco il cazzo, segandoti. Il tuo corpo si inarca fino al parossismo, il tuo respiro si fa sempre più corto, fino a quando ricevo gli schizzi caldi della tua sborra sugli occhi, che chiudo per riflesso. Zia Dora si siede cavalcioni su di me, godendosi la scena. Con un cenno della testa, ti ordina di andarle a prendere lo strapon sul divano. Lo indossa. E’ un vero maschio, adesso, con quell’enorme cazzo in tiro davanti a sé, con ancora indosso la giacca e la camicia aperte, che lasciano apparire e scomparire le sue maestose tette. Tenendomi sempre ginocchioni, mi sfiora il culo con l’arnese. Ci sputa sopra, e lo spinge lentamente, ma con decisione. Alza gli occhi nella tua direzione: “Succhia il cazzo a questa puttanella, mentre la inculo.” Ho i brividi, seppure mi senta il viso bollente. Quando il cazzo di gomma mi è entrato tutto dentro, la tua lingua saetta intorno alle mie palle. Poi le accarezzi, prendendomi il cazzo in bocca, tutto, fino ai peli. Dora muove in bacino con ritmo sempre più veloce, e tu sembri sincronizzarti con lei. Chiudo gli occhi, mentre il pavimento sembra sprofondare sotto i miei piedi, riempito da Zia Dora mentre riempio la tua bocca …

“Saresti perfetto, come puttana …”

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“Saresti perfetto come puttana …”

Non sono dello stesso avviso. Quello che vedo, sono le mie due gambe pelose fasciate da collant color carne. Il precario equilibrio in cui mi trovo, però, non mi consente di replicare: ho i piedi parzialmente infilati nelle tue scarpe – non ci entrerebbero mai – e i talloni rialzati (12? 14 centimetri? I tacchi di quest’anno …). Soprattutto, però, è un tuo indice che segue il perimetro del mio cazzo incollato al ventre dai collant a consigliarmi di tacere, trattenendo il respiro. Sei in ginocchio davanti a me, una mano poggiata a una coscia e l’altra tesa verso di me, l’indice che sfiora la fine rete di nylon della calza, lì dove il cazzo è preda di due forze opposte: quella dei collant che lo spingono verso il ventre e quella dell’erezione, che lo spinge in fuori. Ora, la mano si sposta dalla coscia per prendere in mano lo scroto. Il mio sesso ha un sobbalzo, subito controllato dal palmo della tua mano che lo preme verso di me. La tua mano va su e giù. Io sono senza forze, cercando di reggermi su quelle scarpe impossibili, le mani appoggiate al muro.

Ti alzi e mi ti strusci contro. Sollevi la gonna, ti sfili le mutandine e le lasci cadere a terra. Un dito fra le cosce – mi sorridi – e poi il dito, lucido, sulle mie labbra. L’odore acre e insieme dolce della tua fica mi avvolge le narici. Non resisto dalla voglia di leccarmi le labbra e di inseguire con la bocca il tuo dito, per leccarlo, per succhiarlo. La gonna alzata,  mi strofini la fica contro il cazzo, rendendo opache le calze, tutto intorno. Mi afferri le natiche, ci affondi le unghie dentro e mi spingi il bacino contro di te, mentre dai un colpo secco del tuo pube. Uno scontro che mi lascia senza fiato, e con la voglia di scoparti sempre più insostenibile.

Invece sei ancora tu padrona del gioco, le tue dita che corrono sul mio petto, che accarezzano i capezzoli, li sfiorano, ci girano intorno e poi li pizzicano con forza crescente, fino a farmi sentire dolore. Un dolore, però, che non fa che eccitarmi ancora di più. Mi lecchi il collo, poi il viso, infine le labbra, che sono piuttosto secche, per quanto mi stai facendo ansimare. Mi spingi la lingua in bocca e ci perdiamo così, per lunghi minuti, i nostri corpi che aderiscono ognuno all’altro, le tue mani dietro la nuca e le mie dietro la tua vita.

Lentamente, poi, mi spingi di lato, mi costringi a girarmi – non è esattamente costrizione, ma non farei nulla per fermarti, nulla che possa interrompere la tua iniziativa e privarmi dell’eccitazione dell’attesa – e tu scivoli piano dietro di me. Sento la pressione dei tuoi seni contro la schiena. Quella umida della tua fica contro le natiche. Ce la strofini contro, sento il culo inumidirsi di te, lo immagino lucido dei tuoi umori.

Le tue mani esplorano, come al buio, una il petto e l’altra il viso. Seguo il passaggio delle tue dita chiudendo gli occhi, dischiudendo le labbra, afferrandoti fra le labbra e poi lasciarti andare libera di scoprirmi ancora.

Mi scopri il culo, liberandolo dai collant, e ci strusci la fica contro con forza, adesso, come se volessi scoparmi. Infili una mano, davanti, fra il nylon e la mia pelle. Trattengo il respiro, fino a quando il cazzo è ben saldo nella tua mano, che si muove dolcemente su e giù.

Sono immobilizzato fra le tue mani, davanti, e il tuo corpo dietro di me. Sempre in precario equilibrio sui tacchi alti delle tue scarpe, sei tu a reggermi. La tua mano si dimena sul cazzo, sempre più forte, il tuo bacino spinge verso il mio culo, su cui sento ormai colare la tua eccitazione. Mi pizzichi i capezzoli, mandandomi in territori inesplorati. Apro e chiudo gli occhi, come alla ricerca di un modo di trattenere l’immagine di questo momento nella memoria, e poi come se potessi sognare, quando sono chiusi, un tempo migliore di questo che stiamo vivendo, che mi stai facendo vivere.

L’altra mano passa dal mio petto, salendo fino al collo, che afferri con forza, rischiando di soffocarmi. Morirei volentieri, così. E infatti, mentre mi sorprendi godendomi sul culo, la fica che mi spinge quasi  … dentro, la tua mano stringe e guida il mio cazzo verso un orgasmo devastante.

Gocce di sborra trasudano lentamente, ma con forza, dai collant.