A spasso con Zia Dora

zia dora 2

Sono così preso dalla parte, ormai, che quando mi arriva una tua manata in culo, fra chiappa e gonna corta – davvero troppo corta – faccio un paio di saltelli civettuoli in avanti, ridacchiando.
Siamo pronte: zia Dora e la sua nipotina Penny. Andiamo a caricare Abby e facciamo un giro in città. E’ la nostra prima uscita: sono nervoso come immagino che siano le debuttanti prima dell’omonimo ballo.
Resti nella macchina in moto, davanti alla casa di Abby. Vado io a suonare al campanello. Quasi provo invidia, quando mi compare davanti: truccata alla perfezione, lunga parrucca rossa che contrasta con la mia, nera e lucida; minigonna nera e tacchi vertiginosi. Sembriamo due battone che si avviano al lavoro. Tu, zia Dora, guidi come un autista di autobus in vacanza: lentamente, con un aplomb che fa quasi pensare che possa farlo a occhi chiusi.
Quando scendiamo dalla macchina, è buio. Ci incamminiamo verso il centro, Abby e io a braccetto, e tu qualche passo più dietro. Chiunque penserebbe che sei un uomo: le mani in tasca, ci cammini lentamente alle spalle come se ci stessi controllando. Intanto mi godo le correnti d’aria che mi arrivano sotto la gonna e a cui non sono abituato. Guardo Abby camminare stringendo le cosce e indovino che sta pensando la stessa cosa: quando i nostri sguardi si incrociano, infatti, scoppiamo a ridere. Un po’ in falsetto. Ogni passo ci vede più femmine. Mi giro a guardarti con la sicurezza di cogliere dell’orgoglio nei tuoi occhi.
Ci sediamo davanti a un caffè. “Due frullati alle ragazze e una birra per me.”
Accidenti a te, non credevo che ti saresti spinta fino a farmi bere quella roba che non ho mai sopportato. “Ma zia, ehm, zio …”
Il tuo sguardo mi induce a non insistere. Berrò quel maledetto frullato di chissà cosa.
Accavallo le gambe. Le guardo e ho una mezza erezione a guardarle. “Cazzo, che gnocca, sono!”
Il pensiero va a qualche ora prima, quando mi sono depilato. Anzi, mi hai depilato: hai insistito per farlo tu, con la scusa di avere più esperienza, ma ho il sospetto fondato che lo abbia fatto per il piacere di vedermi soffrire. Per un attimo rivedo il tuo sguardo mentre tiri le strisce con i miei peli attaccati, sguardo soddisfatto, più di godimento che di pietà. La mia pelle si arrossava e tu godevi; i miei peli sparivano e tu ti bagnavi, ne sono certo.
Abby allarga le cosce ogni volta che il giovane cameriere si avvicina. Lo faccio anch’io, prima di accavallare con un ampio movimento della gamba. Il poveretto torna verso il bar rosso come un peperone.
Tu, zia Dora, posi le mani sulle nostre cosce, e le fai risalire fino all’inguine. Ci sfiori il cazzo con l’indice, insisti fino a quando lo senti duro, poi torni a bere la tua birra. Dopo un paio di sorsate, decido che il cazzo di frullato ha già inquinato abbastanza il mio corpo e lo lascio lì. Abby sembra gradirlo, invece. A ogni bevuta, anzi, si lecca compiaciuto le labbra, come una che ha appena finito di fare un pompino, ricevendo la tua approvazione.
Pochi minuti dopo, siamo in un disco pub. Abby e io troieggiamo alla grande, facendo rizzare più di un cazzo, e ricevendo proposte che rifiutiamo con nonchalance. Un ragazzo che sembra abitarci, qui dentro, uno di quelli che chiama per nome il cameriere e sembra conoscere tutti, si mette a ballare di fronte ad Abby, che ti interroga con lo sguardo per sapere fin dove può spingersi. Segui il gioco di sguardi, e mi pare di avvertire nei tuoi occhi un lampo di interesse. Spingi il mento in avanti, come un ordine o un consenso. Abby si scatena. Non so se il tipo ha idea che sia un travestito o meno, ma le si incolla addosso e non la molla. Ogni tanto le sussurra qualcosa all’orecchio, e Abby ride come una pazza. Decido di unirmi alla coppia. Ballo – se così può dirsi – strusciandomi addosso al ragazzo. Abby non sembra ingelosita, per fortuna: ci divertiremo. Dopo un po’, prima che il sudore renda difficile ulteriori avvicinamenti, ci avviamo alla toilette. Tu, Zia Dora, non sembri interressartene, stranamente. Appena chiusa la porta del bagno, la mia bocca è incollata a quella del ragazzo, e le mani di Abby armeggiano intorno al suo cazzo, visibilmente duro. E grosso. Glielo tira fuori e incomincia a succhiarglielo. Le mani del tipo mi palpano ovunque. Rallentano per un attimo quando scopre che sotto la mia maglietta il petto è piatto, ma poi riprendono con più lena a palparmi. Mi artiglia il culo e mi attira a se. Gli lecco il petto, gli mordo i capezzoli. Abby spompina alla grande, una mano stretta intorno al cazzo, e tutto il resto in bocca. Sotto la mia gonna, la mano di Raul, così lo chiama Abby, cerca il mio cazzo duro. Lo stringe, mi sega. Allargo le gambe, appoggiando un piede alla porta. Abby si tocca, mentre continua a succhiarglielo. La tua voce arriva da dietro la porta: “Allora, bimbe, non vorrete mica lasciarmi fuori?” Nemmeno per sogno: c’è spazio per tutti, specie per la nostra … pigmaliona, se così può dirsi. Sposti Abby e ti mette a ucchiare il cazzo di Raul. Abby ti sbottona, infila la testa fra le tue cosce e incomincia a leccarti la fica. Mi chino a baciarla, per sentire il suo sapore dalla bocca di Abby. Mi sposto: ti allargo le natiche e lecco il culo, spingo la lingua fin dove posso, lo annuso e poi lo lecco ancora. Lo adoro, quel culo da padrona. Abby, fra le cosce di Raul, ti lecca la fica e, di tanto in tanto mi bacia. Spompini il povero ragazzo che è appoggiato con la schiena alla porta incredulo e sul punto di venire. Ansimi, sotto il gioco delle nostre due bocche. Ci accarezzi la testa, col rischio di farci saltare le parrucche, nel trambusto. Raul ti sborra in bocca. Lo finisci segandolo, spremendo fino all’ultima goccia di sborra. Un po’ ti esce dalle labbra, ma non è certo questo a impeditrti di chinarti a baciarmi. Arrivo alla tua bocca, lasciando che Abby resti sola li giù, e ci baciamo scambiandoci lo sperma in bocca. Ti lecco la bocca, te la ripulisco. Mi sorridi, mi tiri su e mi accarezzi gli slip, dove il mio cazzo sta per esplodere. Sento il rumore della lingua di Abby fra le tue cosce fradicie. Ti sfili una scarpa, liberi il piede dalla calza e lo infili sotto la mia gonna. Premi il cazzo contro il ventre, e continui a segarmi col piede, fermandoti solo per goderti l’orgasmo che ti squassa, mentre stringi Abby fra le cosce, appoggiando la testa sul petto di Raul. Appena ti riprendi, continui a segarmi con la pianta del piede. Sento Raul interporsi fra me e il muro, sollevarmi gli slip e spingere il suo cazzone di nuovo duro fra le mie natiche. Mi spinge delicatamente in avanti e continua a esercitare una pressione crescente sul mio buchetto, finché non glielo risucchio dentro, quasi. Mi seghi col piede a Raul mi incula. Sto per venire, appoggio le mani da qualche parte, non so su cosa. Abby si tira su baciandoci a turno. Il cazzo di Raul mi riempie mentre ti sborro sul piede. Abby, staccandosi dalla mia bocca, dice: “Adesso dove andiamo?”

“Fanne quel che vuoi”

Hai i capelli biondi che ti incorniciano il viso.
Un viso dolce, incredibilmente dolce.
La bocca semiaperta da labbra sempre troppo gonfie e lucide.
Seduta di fronte a me, la tua compagna a fianco. Bionda e giovane, troppo giovane e maschia.
Ci parliamo un pò, sommesse e lente. Un chiaccherare condiviso di occhi e sorrisi.
Perchè abbassi gli occhi ogni tanto quando ti guardo?
Non lo sopporto. Mi rende insostenibile l’attesa.
Guardami ancora. Ho fame dei tuoi occhi morbidi e soffici.
Sei così femmina, e io sono così femmina.
E’ come guardarsi allo specchio e ritrovarsi.
Sapere esattamente cosa succede.
Ogni volta che ti sfioro con lo sguardo io so esattamente cosa ti succede.
Quando ho deciso di non fare finta, non lo ricordo esattamente.
Forse quando infilarmi nel tuo viso mi ha fatto venire voglia di avviccinarmi e toccarti.
Mi alzo dal tavolo e vado verso il bagno.
Lo sento che mi guardi mentre ti giro la schiena, ti sento addosso che mi sfiori i fianchi.
Mi richiudo la porta alle spalle, mi appoggio al lavandino e mi guardo allo specchio.
La riconosco quella luce negli occhi. La conosco bene.
La porta si riapre alle mie spalle e ti vedo entrare.
“hai caldo?” Sì, un pò. Scorre l’acqua e con la bocca mi avvicino a raccogliere acqua dalle mani.
Mi cingi con un braccio la schiena e appoggi piano la tua mano sul mio fianco e sorridi.
Mi rialzo e siamo così vicine, così vicine che sento il tuo profumo che sembra il mio.
Giro lenta lenta il viso verso il tuo e chiudo gli occhi, mentre ti sfioro le labbra.
Mai avevano baciato le labbra di una donna.
E’ un bacio sussurrato, timido e caldo. Labbra dischiuse che aspettano.
Le mani sulla testa, fra i capelli. Le tue mani.
E ti bacio ancora.
E nel baciarti ti schiaccio il seno contro il tuo, prosperoso ma non quanto il mio.
Abbasso gli occhi e lo vedo che si affaccia dal bottone della camicia.
Mi tremano le mani quando lo slaccio per vedere di più.
E la lingua cerca la tua, morbida e profumata, saporosa di vino.
Ma non è colpa del vino se la bocca ti scivola dalle labbra, al mento, al collo e si ferma a leccare il tuo sapore.
Ti appoggio alla porta del bagno e continuo a baciarti. Così non entra nessuno.
E continuo a cercarti, con le mani, continuo a cercare le forme del tuo corpo, così uguali alle mie. La pelle è morbida, setosa, ora capisco perchè agli uomini piace scopare una donna.
Sentirti al contatto così calda e invitante, il tuo respiro corto.
Sei così eccitante, sei così eccitante come me.
Adori la mia gonna che ti permette di fare scivolare una carezza dalla schiena alle natiche scoperte. E in un attimo sei dentro agli slip, vuoi sentire se sono pronta, vuoi sentirmi umida e calda.
Mi giri di schiena e mi infili la mano davanti, leggera e decisa. L’indice che scivola piano fra le labbra e mi trova eccitata come non sono stata mai.
Mentre mi baci la nuca, i capelli spostati di lato, mi tocchi piano piano ma non smetti mai.
E io ti vengo fra le dita in un attimo, con un urlo soffocato in gemito e le gambe che tremano mentre godo.
Mi stringi  forte fra le braccia, il tuo ciuffo biondo mi dondola di fianco al viso e ti porti il dito alle labbra per succhiarmi il sapore.
Ti bacio forte, ti succhio la lingua, colma di gratitudine, gli occhi lucidi di piacere.
Mi guardi e mi dici: “sei bellissima…”.
E io so che mi sto guardando allo specchio.Immagine

“Cosa ti fa eccitare di più di me?”

Ti voglio eccitare.
“cosa ti fa eccitare di più di una donna?”
Penso il culo.
Ah sì. Il culo è tremendamente eccitante.
Il culo di una donna parla.
La sua morbidezza.
Il profilo accattivante.
Eroticamente rotondo.
Ti racconta la sua voglia.
Si contorce in fantasie mirabolanti.
Il culo di una donna è fatto per attirare gli occhi, le mani.
Le senti le mani che gli scivolano addosso. Le senti?
Allargalo bene.
Chiudi gli occhi. Lo puoi immaginare?
“mandami la foto del tuo culo”
Allega file.
Invia.
Cazzo, il culo non si vede.
Che faccia da porca…
Mi hai fatto diventare il cazzo duro…

Sì, lo so.
Guardami.
Guardami bene.
Hai visto bene la mia faccia, la mia espressione, gli occhi..
Sì, i capelli davanti agli occhi.
Mi hai visto bene?
…. mi stavi facendo il culo.

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Sveglia

Ci sarò al risveglio.
Sarò morbidamente accoccolata al tuo fianco, la testa appoggiata al bacino.
In adorazione del cazzo.
E al primo segnale di risveglio, sarò lingua. E mano. E poi bocca,e ancora lingua. Morbido e quiescente, mi divertirò a titillarlo, a osservarne la trasformazione.
Ne annuserò l’odore animale al risveglio. Lo sentirò crescere. Fino a stupirmi io stessa della prodezza.
Ti farò passare dal sonno all’orgasmo.
Sarà un meraviglioso pompino.
La sborra, il mio premio.
La voglio in faccia.

Desideri

Non so quando mi è venuto in mente.
So che ad un certo punto, era lì.
Davanti ai miei occhi.
Non so quando l’hai capito.
Forse quando ti ho chiesto di appoggiare il bacino sopra il cuscino.
La tua schiena nodosa e invitante.
Mi sono sdraiata sul tuo corpo e l’ho sentito aderire, centimetro dopo centimetro.
La bocca appoggiata al tuo collo.
I seni schiacciati alle scapole.
La pancia sopra la schiena.
La fica sopra il tuo culo.
Ti accarezzavo le braccia e ho cercato le tue mani.
Guardavo il tuo profilo, gli occhi chiusi, abbandonato ai miei voleri.
Mi sono alzata a sedere su di te.
Appoggiata sopra le gambe.
Con le mani ti accarezzo le natiche, mi lecco le mani e te le faccio scivolare sulla pelle.
Poi, apro le tue meravigliose lune, e ti guardo il buco del culo.
Senza pudore.
I tuoi occhi sono ancora chiusi.
Un tacito assenso.
Avvicino la bocca e comincio a passarci la lingua.
Lungo il solco, fino alle palle.
Piccoli movimenti con la lingua bagnata, passo e ripasso.
Mi soffermo proprio lì.
Cerco l’affondo con la lingua appuntita, giro intorno, lo bagno a dismisura.
Poi un dito. Piano ad allargarlo. Intingo il dito nei miei umori e ancora entro un po’.
Adoro sentirti mugolare sommesso. Mi muove la parte animale.
Voglio di più.
Il lubrificante a portata di mano e ti aspergo bene la parte.
Come entro bene, adesso….
Potrei in un attimo, ma non voglio farti male. Un po’ vorrei, a onor del vero.
Voglio sentirti rilassato e pronto.
Il mio piccolo vibratore.
Vibra all’ingresso e scivola verso l’interno.
Sono bestia quando ti penetro.
Le mani stringono il cuscino.
Rimango a guardarti, con un cazzo nel culo che vibra, il rumore che lo accompagna dentro.
Ti giro verso di me, non mollo la presa.
La bocca sul cazzo ben dritto.
Lo succhio, lo lecco, lo succhio ancora.
La mano è ferma all’affondo
Tu godi. Il sudore che scenda dal viso, dal corpo.
Stai urlando “non smettere”.
Son parole che mi entrano nell’utero e mi fanno saltare.
Non smetto.
L’orgasmo è forte, violento, squassato da urla sommesse.
Non perdo neanche una goccia.
Mai stato più maschio di oggi, tesoro.
Mai stato più uomo di ora.

 

Guardami

Ho scoperto che mi eccito molto quando mi guardano.
Ero ancora adolescente. Mi masturbavo alla finestra e immaginavo che ci fossero chissà quanti occhi puntati su di me.
In verità mi bastava sentire il calore del sole diretto sulla pelle, che scaldava non solo l’epidermide, ma anche le labbra della fica.
E sentivo scendere il mio umore verso il buco del culo.
Mi sentivo bagnata solo al pensiero di non sapere da quale parte questi occhi stessero guardando.
Oppure al mare.
Quando allargavo le gambe proprio davanti a “lui”, il perfetto sconosciuto sdraiato a pochi metri.
Le allargavo e le stringevo, come fosse un movimento naturale. Ma stavo attenta che il movimento riuscisse a spostare lo slip dalla fica, permettendogli di guardarmela.
E più mi accorgevo che stava funzionando, più la danza si faceva interessante.
Non stupirti quindi ora, se te l’ho proposto.
In fondo è facile.
Ho individuato su internet un sito di chat. Porno, chiaramente.
Era un po’ che lo osservavo. Non senza effetti secondari.
Ho amato in particolare le donne che si masturbavano, forse per invidia.
Ci vuole classe anche nell’esibizione di un puro atto meccanico.
Un po’ di vedo-non vedo. Non tanto.
Un po’ di movimento lento e sensuale che porti all’esposizione della fica.
E poi non avere fretta di raggiungere l’orgasmo.
Ma farlo durare, trasmettendo a tutti quei porci che ti stanno guardano, quanta voglia di cazzo e di sborra hai veramente.
Il mio pc è già pronto. Ho scelto un nick che mi è sempre piaciuto, Circe. Grande succhiacazzi Circe, secondo me.
Tu intanto ti sei connesso da utente e ti prepari a guardare lo spettacolo.
Io comodamente sdraiata sul letto, ancora un po’ vestita e tu poco distante, con il tuo pc.
Mi cerchi fra le decine di cam.
Comincio a darmi da fare. I tuoi occhi si spostano dalla cam al letto, dal letto alla cam.
Lo spettacolo comincia a piacere. Sono sotto gli occhi di tanti, e io impazzisco dall’eccitazione. Li sento tutti quegli occhi, che mi frugano dentro, mi aprono le gambe, mi scivolano sui capezzoli.
Lo spettacolo comincia a piacere anche a te.
Sei lì, con il cazzo dritto, ancora non lo tocchi. A fatica, ma ancora non lo stai toccando.
Leggi i commenti di uomini arrapati che si menano il cazzo e mi chiedono di fare cose.
E io accontento tutti, e rispondo.
Mi tocco la figa. Offro un primo piano. La vedono tutti, bagnata e gonfia.
E tu la vedi sullo schermo, e ne senti l’odore, ne senti il rumore.
La mano comincia a menarlo. Hai lo sguardo eccitato, la cappella rossa e tesa.
Un peccato essere ancora lontani. Ma questo è il gioco di oggi.
Mi dici qualcosa. Sì, mi chiami troia, come darti torto…
Sono una gran troia, e più me lo dici, più me lo scrivono,  più vicino sento salire l’orgasmo.
Tre dita nella figa. Qualcuno mi chiede la mano. Non di sposarlo, ma dentro.
Ti eccita vedermi scopata con gli occhi dagli altri.
Capisco che ti manca poco, lo capisco dal movimento della mano, dagli occhi, dalla voce che esce a fatica.
Dal tuo sguardo che non si sposta più dal video.
Mi scopano ancora. Mi scoperanno tutta la notte.
Ma io ora godo, mi sbatto la figa davanti a tutti e godo. E tu non trattieni l’orgasmo e schizzi. Ti avvicini. E mi schizzi sui seni.
E il tuo seme sarà l’unica cosa che vedranno di te, strisce di sborra lattiginosa che mi ricoprono i capezzoli.
E il mio indice che la raccoglie per sparire dal video verso la bocca.
Non c’è da stupirsi, se per tutta la notte ho rincorso altri orgasmi..

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