Giugno

fairy-sexy

 

Si nutrono soprattutto di topi, ma anche di piccoli di vipere. La ragione, però, per cui amo in particolar modo i biacchi è la loro propensione ad accoppiarsi ovunque, senza ragionarci su.

Non è infrequente, infatti, incontrarne una coppia che amoreggia in mezzo alla strada, incuranti dei passanti. Anzi, talmente persi da non accorgersi del loro arrivo.

Arrivo a identificarmi in questo lucido serpente nero che, preso dalla smania di accoppiarsi, nei mesi di maggio e giugno non di rado attraversa la strada talmente perso da finire spalmato sull’asfalto da qualche automobilista distratto o imbecille.

Quello che non mi sarei mai aspettato, però, è di trovarmi, adesso, inseguito da un biacco particolarmente aggressivo. Pessima idea, quella di uscire a passeggio in campagna indossando calzoncini, scarpe da tennis e calzino corto; pessima idea, quella di mettermi a correre appena ho visto che mi puntava, forse sentendosi con le spalle al muro. Ma ormai non ho alternativa. E’ talmente vicino alle mie caviglie che, se mi fermassi, sarei alla sua portata.

Non che abbia paura dei biacchi: so che non sono velenosi. Pure, mi dispiacerebbe essere morso, vuoi per l’infezione che sicuramente mi procurerebbe, vuoi per il dolore che non ho mai amato. Su di me.

Avrei dovuto affrontarlo vis à vis, lo so. Tentare di contrastarlo o di dissuaderlo con la scarpa o con un sasso, prima che entrambi prendessimo velocità.

Ora, invece, non mi resta che correre, sperando che si stufi di graffiarsi il ventre sui ciottoli sporgenti di questo asfalto antico.

Sto per fermarmi e arrendermi al mio destino, quando, inaspettatamente, il biacco cambia direzione e sparisce rumorosamente nell’erba alta, poi verso il campo di grano maturo, pronto per essere mietuto. Mi fermo a prendere fiato. Si fa per dire: sono piegato in due, mani sulle cosce, e boccheggio come un pesce fuor d’acqua.

Alzo la testa per guardarmi intorno. Davanti a me, una figura diafana che sembra uscita da una festa di carnevale. Una splendida ragazza, devo ammetterlo, con un vestito azzurrino svolazzante e, nella mano, una bacchetta che finisce con una stella.

“Eccheccazzo”, penso, “datemi il tempo di riprendermi! Chi è questa, adesso?”

“Ciao! Sono una fata dei boschi. Vedo che hai bisogno di aiuto …”

“Beh, se vedo le fate dei boschi, è sicuro che ho bisogno di aiuto”, mi scappa da dire fra i denti.

Guardandola meglio, mi accorgo di poterle vedere attraverso. Non limpidamente, ma il suo corpo è trasparente. Alzo gli occhi e deglutisco, quando il mio sguardo si ferma su un décolleté che sembra lì lì per esplodere.

Muove agile la manina, agitando la bacchetta, ed ecco un “plin!”, il tipico suono delle magie dei film.

“Adesso rilassati, ci pensa la tua fatina ad aiutarti!”

Viene più vicino a me, con un fazzoletto uscito da chissà dove, pulisce l’asfalto davanti ai miei piedi, lo stende per benino e ci si inginocchia. Mentre cerco faticosamente di recuperare la posizione eretta, con le mie pulsazioni che non sono ancora misurabili a orecchio, la guardo posarmi una mano sui pantaloncini, tirarli giù fino a rimanere avvolti intorno ai polpacci. Infila una mano dentro i miei slip e mi tira fuori il sesso, ovviamente poco interessato a quanto sta accadendo intorno a lui. Lo afferra con la mano guantata, lo stringe e lo bacia. Adesso vedo che il mio amico si accorge che quelle attenzioni sono tutte per lui e si sveglia prepotentemente. Mi sembra di guardare la scena dal di fuori, come se la fata e il mio cazzo fossero i protagonisti e io, un semplice spettatore.

Ora che ha una certa consistenza, se lo lascia scivolare in bocca. Sento la sua lingua accarezzarmi il glande dentro la bocca chiusa. Muove la testa, avanti e indietro, succhiandolo di gusto. Si sfila un guanto e mi sfiora lo scroto con l’unghia dell’indice. La mano guantata torna a stringere il mio sesso, che appare e scompare nella sua bocca. Sto boccheggiando di nuovo, anche se per una ragione molto diversa da pochi minuti fa.

Me lo tira fuori, lo guarda, lo bacia. Scopre il glande, talmente turgido da essere ormai quasi viola. Passa la punta della lingua sul foro in punta e penso che questa è davvero una magia. La lingua, adesso aperta, spazza tutta la mia cappella, girandole intorno. Poi mi lecca tutto il sesso, lasciandolo libero della mano per poi, dopo poco, riafferrarlo e segarlo con veemenza. Lo ingoia di nuovo, mentre mi sfiora il perineo e ancora le palle con le unghie dell’altra mano. Sono costretto a mettermi le mani sui fianchi in cerca di una posizione che mi dia un po’ di equilibrio. Sembra decisa a darmi il colpo di grazia, ora: la sua testa ondeggia davanti al mio bacino in modo impressionante, accompagnata dalla mano stretta intorno alla base del mio cazzo. Si ferma un momento, per raccogliere con la punta della lingua la prima goccia di sperma che affiora e poi di nuovo dentro, senza possibilità di fermarsi. Gemo, poi godo in un rantolo. Non si lascia sfuggire una goccia si sperma dalle labbra. Appena mi caccia il cazzo dalla bocca, reggendolo e segandolo ancora lentamente, deglutisce, ingoiando tutto. Poi si passa la lingua sulle labbra. Infine raccoglie le ultime gocce dalla mia cappella scoperta. Mi sorride soddisfatta. Non so fare altro che rispondere allo stesso modo. Vorrei dire qualcosa di intelligente, di definitivo, adatto al momento, ma non mi viene di meglio che chiederle come si chiama.

Si è rialzata, ha raccolto il fazzoletto, scuotendolo per bene. Lo sta ripiegando con cura. Mi accorgo che sta diventando più trasparente, mentre mi grida, allontanandosi: “Il mio nome è …”

“…Ictus, signor … “ Allontana ciò che ha in mano per meglio mettere a fuoco “ …Ventreschi.”

Riprendo coscienza, in quello che ha tutta l’aria di essere un letto di ospedale. Considerando anche che la donna davanti a me indossa un camice bianco e ha la mia cartella clinica in mano.

“L’abbiamo salvata per un pelo. Si può dire che l’abbiamo afferrata per i capelli”, conclude, guardandomi intenzionalmente la testa calva.

 

Alcune precisazioni: non sono mai stato inseguito da un biacco. Tutto sommato, non credo che siano così aggressivi. Nessuna fata si è mai offerta di farmi un pompino. A dire la verità, una volta ne ho incontrata una, ma fui io a tirare in ballo l’argomento. Mi mollò un ceffone e sparì. Senza neppure dirmi il nome. Inutile che vi sforziate a indovinare: non ho preso nessuna sostanza illecita, né prima, né durante, né dopo la stesura del presente racconto. Non ne ho bisogno. E sono anche molto modesto, nevvero?

163 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. lamelasbacata
    Giu 21, 2016 @ 16:31:12

    Decisamente modesto! La tua migliore qualità!

    Rispondi

  2. Tati
    Giu 21, 2016 @ 16:40:47

    In effetti le precisazioni erano indispensabili… 🙂

    Rispondi

  3. Laura
    Giu 21, 2016 @ 16:46:28

    Viene facilmente scambiato con la vipera, pensare che e’ innocuo, 🙂 buona serata, 😉

    Rispondi

  4. alidivelluto
    Giu 21, 2016 @ 17:08:31

    nessun biacco è stato maltrattato (o molestato) durante la scrittura di questo post!

    Rispondi

  5. scrittore5-5
    Giu 21, 2016 @ 17:19:56

    Diciamo che tutti amerebbero morire così, nel caso. Sperando di esser sfuggiti a un pericolo e ritrovarsi in una situazione tutt’altro che pericolosa. Magari dico quello che molti pensano.
    E mi permetto di dirlo perché non sei realmente finito in un letto di ospedale 😉😉😉😉😉

    Rispondi

  6. rachelgazometro
    Giu 21, 2016 @ 17:41:50

    Molto affascinante la fatina e divertentissimo il tuo racconto.

    Rispondi

  7. m3mango
    Giu 21, 2016 @ 18:06:51

    Solito fortunato!

    Rispondi

  8. Romeo
    Giu 21, 2016 @ 19:22:03

    Manco la fatina lasci in pace 😀 però mi stupisci sempre scint. Bravo!!!!

    Rispondi

  9. vikibaum
    Giu 21, 2016 @ 19:43:13

    sempre detto che le fate son madonnine infilzate 🙂 preferisco le streghe ! rido

    Rispondi

  10. massygrifo
    Giu 21, 2016 @ 22:50:06

    La dottoressa potrebbe essere la fata.

    Rispondi

  11. Principessa70
    Giu 22, 2016 @ 04:30:06

    in compagna da me,intorno a casa ed in mezzo alle risaie ci sono tutti ma tutti eh questi personaggi. 😀

    Rispondi

  12. kikkakonekka
    Giu 22, 2016 @ 06:46:56

    Fino a 15 minuti fa non sapevo neppure cosa fosse un biacco.
    Per quanto riguarda la fatina, qulla dei denti va bene uguale?

    Rispondi

  13. cuoreruotante
    Giu 22, 2016 @ 08:11:22

    Sto guardando in modo diverso le fatine che ho in camera mia 😬

    Rispondi

  14. Lady Nadia
    Giu 23, 2016 @ 15:57:00

    Simpatico.

    Rispondi

  15. pattykor122
    Giu 23, 2016 @ 16:18:03

    Beh una fatina mooolto buona direi…la cosa che mi fa pensare è l’infermiera o dottoressa che si sofferma sulla tua testa calva. Ahahaha

    Rispondi

  16. alessialia
    Giu 24, 2016 @ 12:46:15

    mannaggia la passeretta mi era sfuggito….
    torno dopo con calma a leggerloooo!!!!! un bacino!

    Rispondi

  17. emoticonblu
    Giu 24, 2016 @ 21:17:17

    La fata dopotutto non era così diafana 😀

    Rispondi

  18. Semplice
    Giu 24, 2016 @ 21:50:40

    Intrigante semplice-mente-me

    Rispondi

  19. alessialia
    Giu 28, 2016 @ 00:08:23

    Volevo precisare anche che nessuna fata è stata maltrattata oltre ai biacchi…
    Sono riuscita a venire finalmente. Ne è valsa la pena aspettare e mi sono coccolata gustandomi il tuo bel racconto!

    Rispondi

  20. Anais
    Giu 28, 2016 @ 18:34:33

    Una favola questa favola 😁😁

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