Il tempo delle H

caffè

Questo racconto è il seguito di MP3, pubblicato qualche settimana addietro, ma può essere letto anche da solo

 

 

“Dopo i quarant’anni, tutti i valori incominciano ad alzarsi; l’unica cosa che dovrebbe alzarsi, invece, incomincia a non alzarsi più!”

I due ridono sonoramente. Nella loro divisa da commessi viaggiatori, abito-camicia-Hogan e tablet sotto al braccio, continuano a parlare come se non avessero bisogno di respirare. Adesso si stanno scambiando informazioni su clienti che non pagano. Uno dei due prende appunti digitando freneticamente sul tablet.

Credevo di essermi distratto dai miei pensieri, quando questi due stronzi mi hanno riportato alle mie preoccupazioni. Gastrite con esofagite in omaggio, PSA: H, colesterolo: H, TSH: H! Ho da poco scoperto che anche la pressione arteriosa è High, accidenti a lei!

Avevo calcolato di dover aspettare un quarto d’ora. Sono passato già quasi venticinque minuti, dall’orario dell’appuntamento. Ho bevuto una lemonsoda, poi ho preso una birra artigianale. Non so cos’altro bere per ingannare l’attesa. Mi do un limite: se non arriva entro mezz’ora, me ne vado. Sì, mezz’ora. Al massimo, quaranta minuti, non uno di più!

Adoro i rumori del bar: il chiacchiericcio dei clienti, il suono dei cucchiaini che girano nelle tazze, le stoviglie che si scontrano e poi sbattono nei lavelli d’acciaio inox, il suono sordo dei filtri del caffè sbattuti, il vapore che sbuffa e le frasi corte dei commessi che servono i clienti.

Sono passati quasi tre quarti d’ora quando la vedo comparire sulla porta. Lo ammetto: non ci speravo più. Continuavo a stare al tavolo per inerzia. Viene dritta verso di me, mi saluta con due baci sulle guance come se ci conoscessimo da tempo, mentre è solo la seconda volta che ci vediamo. Posa il portafogli sul tavolo: “Questo è tuo.”

Lo apro, per pura formalità: so già che dentro non ci troverò che i miei documenti. Lo infilo nella tasca dei pantaloni e le chiedo cosa prende.

Ordino due caffè. Kenon è una garanzia. Per tutto il bar aleggia un profumo di caffè che rasenta la perfezione. La guardo sedersi. Indossa una minigonna di jeans, un top che mette in evidenza i seni, più che coprirli e le immancabili cuffiette nelle orecchie. Mastica una gomma, ma lo fa con grazia.

Sono in imbarazzo, lo ammetto, i rumori del bar, poi, mi costringerebbero a urlare per farmi ascoltare e preferisco tacere. E poi sto incontrando la ragazza che mi ha sfilato il portafogli sull’autobus qualche giorno fa, e questa non è una cosa contemplata dai manuali di conversazione. Arriva il caffè. Lo gusto con un tale piacere che chiudo gli occhi estasiato. Ne bevo sorsi piccolissimi, lasciando che si diffonda in bocca, che solletichi ogni papilla gustativa.

“Buono, vero?”, mi chiede.

“Non credo che possa essere meglio di così”, rispondo.

Mi guarda fisso negli occhi. Di nuovo, come la prima volta sull’autobus, mi costringe a distogliere lo sguardo. “Scommettiamo di sì?”

Allarga le gambe. Con la massima disinvoltura, si infila una mano fra le cosce, la muove un po’, poi la tira fuori, con l’indice puntato. Lo porta nella mia tazzina del caffè, di cui rimane soltanto la schiuma e un fondo colloso, lo intinge e poi me lo posa sulle labbra. Me lo spinge in bocca, fin quasi alle nocche. Mi vergogno così tanto che non riesco ad assaporare, pur sentendo l’odore della sua fica mischiato a quello del caffè. Tira il dito fuori, pulito, lucido della mia saliva, e me lo tiene ancora sotto al naso. Lo annuso e, mio malgrado, chiudo di nuovo gli occhi inspirando a pieni polmoni profumo di fica.

Troppo tardi, guardo in giro per il locale, sperando che nessuno abbia assistito alla scena. Un adolescente, non lontano, abbassa repentinamente gli occhi. E’ rosso come un peperone. Di riflesso, arrossisco anch’io.

“Vediamo che effetto ti faccio …” Mi posa una mano fra le cosce e mi tasta il cazzo, duro, che preme contro i jeans. Resisto a fatica alla tentazione di aggiustarlo. Anche perché, sopra, c’è la sua mano che strofina contro la stoffa. Mi sento in ebollizione. “Mmm, bravo bambino, ma allora un po’ ti piaccio!”

“Vieni, andiamo in bagno …”

Mi trascina verso la toilette del bar. Non mi tiene fisicamente per mano, ma è come se lo facesse. La seguo come imbambolato. So che non dovrei farlo, ma non riesco a non gettare un ultimo sguardo verso il ragazzo dal viso imporporato, che finge di guardare altrove. So già, invece, che ci seguirà con gli occhi fino a che non saremo spariti dietro la porta.

Chiude la porta alle nostre spalle e, senza darmi il tempo di respirare, incolla la bocca alla mia. Si ferma un attimo, prende la gomma da masticare fra le dita, si guarda un po’ intorno e me la infila nel collo, fra la t-shirt e la pelle. Torna a baciarmi con furia, facendomi saettare la lingua in bocca. La cingo, le accarezzo i fianchi, la schiena. Infilo la mani sotto al suo top, non vedo l’ora di toccare quei seni sodi, gonfi, di premere gli indici contro quei capezzoli turgidi che sembrano voler bucare la stoffa di cotone. Si tira su la gonna e si siede sul lavabo. Mi sbottona i pantaloni e mi fa rimbalzare fuori il cazzo. Se lo strofina sulla fica. Lo sento umido, lucido dei suoi umori. Ho le mani piene dei suoi seni, li stringo forte, ci affondo le dita, li massaggio. Le nostre bocche sono incollate, il mio bacino va avanti e indietro per volontà propria, seguendo il cazzo stretto da una sua mano. Le sfilo il top e guardo estasiato i suoi seni. Mi infila le mani nei jeans, affonda le dita nelle mie natiche e mi attira a sé. Le struscio il cazzo sulla fica poi, come se trovasse la strada da solo, scivola dentro tutto, fino alle palle. Si solleva dal lavabo e mi rimane aggrappata addosso. Muove il bacino, io l’assecondo. Sono costretto, a malincuore, a mollare un seno per reggerla. Infilo la mano sotto una sua ascella e la tengo su. L’altra mano resta saldamente aggrappata alla sua tetta: non la lascerei per nessuna ragione al mondo.

I nostri corpi danzano, sempre più frenetici, incollati l’uno all’altro. Mi porta la mani al collo, mi accarezza la nuca, tutto senza smettere di baciarmi e di far ballare il bacino verso il mio. Ogni affondo ha un suono liquido.

Veniamo quasi insieme, gemendo. Il gemito diventa un rantolo, quando le nostre bocche si separano.

Posa i piedi per terra, si riassetta la gonna, dopo che il mio sesso si è sfilato. Recupera la gomma dal mio collo, la mette in bocca e mi sussurra: “Te l’ho già detto che mi piaci?”

Non riesco che ad articolare un misero “Sì”, accompagnato da un sorriso che vorrebbe essere complice, ma forse non è altro che grato.

Apre la porta, esce, la richiude, lasciandomi a ricompormi.

Uscendo, vado a pagare, sapendo che non ci sarà più traccia di lei, a parte le nostre due tazzine che giacciono sconsolate sul tavolo.

Prima di uscire, non resisto dall’annusare per un’ultima volta la mia tazzina.

 

 

133 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Lady Nadia
    Giu 11, 2016 @ 16:10:40

    E’ successo!
    Questo qui era nel limite dei miei standard!😊😊😊 e…
    …MI E’ PIACIUTO!
    INCREDIBILE PER ME!
    Comunque scrivi molto bene.

    Rispondi

  2. Lady Nadia
    Giu 11, 2016 @ 16:16:15

    Ah, però… volevo star zitta ma non ce la fo…
    (facciamo 50?) forse tu sei ancora giovane ma…
    alla maggior parte dei quarantenni, e dico per quello che sento e non per quello che vedo…cioè, anche per quello che vedo ma…al singolare… funziona TUTTO.
    CIOE’ VA TUTTO BENE. NON SIAMO ANCORA IN REVISIONE TIPO DI VIAGRA ECC ECC! 😉😉😉😉😉😉😉
    (eh, chi ci vuol credere fa bene)
    Ciao!

    Rispondi

  3. alessialia
    Giu 11, 2016 @ 16:16:42

    ma porca paletta! manco avvertita riesco a commentare per prima! 😀
    visto che dovevi postarlo lunedì e invece sei riuscito oggi me lo autodedico! e non ti permettere di disincantarmi!
    e visto che so maniaca non commenterò nulla di questo tuo racconto… solo che losssssapevo che si sarebbero incontrati di nuovo….. ma st’uomo, quanto è timido??? 😀

    Rispondi

  4. cristinadellamore
    Giu 11, 2016 @ 16:48:29

    E vedrai quando si accorge che gli ha di nuovo fregato il portafoglio

    Rispondi

  5. ysingrinus
    Giu 11, 2016 @ 18:45:23

    Da sega.

    Rispondi

  6. m3mango
    Giu 11, 2016 @ 20:24:14

    Ma ti sei innamorato, non vale!

    Rispondi

  7. Diversamente a Dieta
    Giu 11, 2016 @ 20:29:08

    A me ste cose non succedono mai. Devo cambiare bar. 😁

    Rispondi

  8. alidivelluto
    Giu 11, 2016 @ 20:41:31

    un caffè corretto. definizione calzante direi!

    Rispondi

  9. Romeo
    Giu 11, 2016 @ 23:03:51

    Grande scint! Piazzi dei racconti da paura 😀 mmmm a trovarli ‘sti cazzo de bar 😀

    Rispondi

  10. rachelgazometro
    Giu 12, 2016 @ 14:33:40

    Alla fine lei è stata pure gentile va.

    Rispondi

  11. Laura
    Giu 12, 2016 @ 15:00:42

    Sei bravissimo, e’ troppo forte questo racconto, un abbraccio e buona domenica, 🙂

    Rispondi

  12. blurredlines2016
    Giu 12, 2016 @ 20:05:24

    finalmente ti rileggo …mmmh che dire ..mi piace assaje..bacetto

    Rispondi

  13. lamelasbacata
    Giu 12, 2016 @ 22:39:51

    Chissà che occhiaie avrà ora quel povero adolescente!! 😛

    Rispondi

  14. Principessa70
    Giu 13, 2016 @ 07:45:44

    l’adolescente è pazzesco!
    bello tutto, l’ho letto al bar mentre facevo colazione con cappuccio soja e brioches.

    Rispondi

  15. chezliza
    Giu 13, 2016 @ 19:26:10

    cazzzz… io nn ci dovevo entare qui….

    Rispondi

  16. kikkakonekka
    Giu 14, 2016 @ 07:52:14

    Un nuovo tipo di caffé corretto.
    Credi che se lo chiedo alla barista dietro al mio ufficio… no, meglio di no.

    Rispondi

  17. voulaah
    Giu 14, 2016 @ 13:06:34

    Happy to discover and follow your blog after your follow to mine
    thank you so much
    Anita
    https://femmeetinfos.wordpress.com
    🙂

    Rispondi

  18. Tati
    Giu 17, 2016 @ 15:39:44

    essì che sei bravo a scrivere! 🙂

    Rispondi

  19. pattykor122
    Giu 23, 2016 @ 16:09:43

    Bello bello bello…ohu ma chi l”ha detto che a quarantanni non funziona come dovrebbe funzionare???? Bbbugggie! 😉😉😉

    Rispondi

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