Mary Christmas

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Alle due di notte è già abbastanza difficile centrare la tazza del cesso, cercando di controllare il getto ribelle; farlo mentre arriva il rumore improvviso di uno strappo dal salotto, dove non dovrebbe esserci nessuno, lo rende impossibile.
Sono sceso al piano di sotto a pisciare per non svegliare nessuno, infatti. Tiro su pigiama e slip, raccogliendo un pene che è diventato talmente piccolo per lo spavento da sembrare l’idea di se stesso e mi avvio in punta di piedi verso la stanza da cui è venuto il rumore.
Trattengo il respiro. Sebbene la cosa più ovvia sia che qualcun altro della famiglia sia sceso, magari per mangiare qualcosa, penso alle cose peggiori.
Giunto sulla porta, vedo un’ombra muoversi. Gli occhi ormai abituati all’oscurità, vedono una forma chiara, sferica. L’elaborazione del mio cervello ricollega la sagoma a un culo femminile.
Mi strofino gli occhi, pensando che dovrò smetterla di guardare donne nude su tumblr e che le mie sinapsi stanno celermente degenerando.
Rimetto a fuoco: è decisamente un culo femminile. Da dietro le natiche chiare emerge il resto del corpo, in un vestito rosso. Non so come, avverte la mia presenza, si gira e mi guarda.
“Cosa cazzo avete in questo camino? Guarda come mi sono ridotta!” Accende la luce e mi fa vedere la parte posteriore dei suoi pantaloni strappati, mostrandomi di nuovo quel meraviglioso culo.
“M-ma …” balbetto. Mi interrompe: “… chi sono? Non si vede?”
E prosegue: “Quel cornuto di Claus, mio marito, ieri sera ha preso una sbornia colossale, tanto per cambiare. Ed è toccato di nuovo a me andare in giro a distribuire i regali.”
Sto per dar sfogo a tutto il mio adulto scetticismo quando, raccolto il sacco, lo butta rumorosamente sul divano e mi viene vicino, praticamente alitandomi sul viso.
E’ talmente bella che le parole mi muoiono in gola. Il suo alito profuma come un mattino di sole in campagna.
“A proposito: l’alcool l’ha reso anche impotente,” infila una mano nel mio pigiama, stringendomi il pacco fra le dita, “e ho una tale voglia di scopare che potrei farti male!”
La sua manata sul petto mi spinge per terra, dando concretezza alle parole appena pronunciate. Mi posa un piede sul petto, come se fosse la padrona di casa – e del mio corpo. Indossa gli stivali neri che ci si aspetterebbe da Babbo Natale, alias Santa Claus. Se li sfila, uno per volta, usando il piede opposto per farlo. Infila il piede sotto la giacca del pigiama, sollevandola, mentre sale su verso il mio petto. Indugia con le dita su un capezzolo, poi sull’altro. La guardo mordersi le labbra, mentre si spoglia lentamente. Si piega su di me e, mentre si sfila la parte superiore del vestito, mi avvolge il viso con i suoi generosi seni. Le sue mani continuano l’opera dei piedi, spogliandomi e accarezzandomi. Le afferro il culo, arpionandole le natiche con le dita. Perdo ogni controllo, affondando la testa fra le sue tette, leccandogliele, mordendo e succhiando i capezzoli, strisciando la lingua in su e in giù nell’incavo, e poi leccandogliele ancora. Muove il bacino, strofinando la fica sul mio cazzo ormai durissimo. Lo afferra, solleva il culo e si impala, sollevando il busto.
Le mani aperte sul mio petto, ondeggia selvaggiamente, sfiorandomi di continuo il viso con i capelli. Li afferra e se li porta sulla testa, fermandoli dietro le orecchie. Il suo viso è teso, serio. Di tanto in tanto chiude gli occhi, mordendosi le labbra. Affonda le unghie nel mio petto, mi pizzica i capezzoli facendomi inarcare la schiena di piacere. Sollevo il culo per entrarle dentro con più forza. Ogni contatto è rumoroso, il cozzo di due corpi dimentichi di tutto. La accarezzo lentamente, prima, con frenesia, poi.
Siamo ormai senza controllo quando l’orgasmo mi travolge. Mi guarda fisso negli occhi. Non riesco a capire se rapita o delusa.
Quando sento che anche lei gode, squassata da ondate di piacere trattenute da chissà quanto, opto per la prima ipotesi, orgogliosamente.
Si accascia su di me, esausta. Le accarezzo la nuca, i capelli, assecondando con le mani il suo corpo ondeggiante per il respiro ancora affannoso.
Poco dopo, mentre si riveste, mi chiede: “Dove tiene ago e filo la cornu … ehm, tua moglie?”
Glielo indico. “Reggi qui. Dammi una mano così faccio prima.”
La aiuto. Dopo aver rattoppato alle meglio i pantaloni rossi, apre il sacco dei regali.
Sono ancora frastornato. Il viso mi scotta come se avessi la febbre.
Emerge da chissà quale strato della coscienza il ricordo di mio figlio che indirizza a Babbo Natale una richiesta per la PS4. Il pacchetto che esce dal sacco, però, su cui è scritto il suo nome, è troppo piccolo per contenerla.
“Ci dev’essere un errore: in quella scatola non può starci la playstation …”
“Senti, cocco, se vuoi che tuo figlio abbia regali così costosi, compraglieli. Qui ci sono dei cioccolatini. Io più di tanto non posso!”