Sì, viaggiare!

“Guarda lì, poi dicono che l’umanità non va migliorando: vent’anni fa, era pieno di cafoni con la Golf e il gomito fuori dal finestrino; adesso è pieno di fighetti in giacca e cravatta sulle Audi.”
Dà un prolungato colpo alla tromba del TIR e l’Audi nera, che stava tentando un sorpasso davanti a noi, rientra come se avesse preso la scossa.
Poco più avanti, altra strombazzata, mentre sorpassa uno di quei furgoni rialzati, tipici dei mobilieri. Prende il baracchino, subito dopo averlo sorpassato, e gli urla: “Paura, eh, con la tua bicicletta?”
Nel nostro gergo, la “bicicletta” è il nome dispregiativo con cui vengono chiamati quei furgoni dagli autisti dei TIR.
E’ il mio primo vero viaggio. Mi hanno affiancato a questo tipo. Sarebbe anche un bell’uomo, se non avesse quell’addome sporgente tipico di chi fa il nostro lavoro da tanti anni.
Appena ci siamo messi in movimento, ai miei timidi tentativi di dialogo che riguardavano il lavoro, ha tagliato corto: “Io guido; tu stai buono lì senza rompere i coglioni. Non ho nessuna intenzione di mettermi a guardarti mentre guidi o, peggio ancora, di farti da balia.”
Il resto del viaggio è proseguito nel mio imbronciato silenzio, rotto dalle sue battute volgari ogni volta che sorpassavamo un’auto guidata da una donna e dalle comunicazioni con i colleghi tramite la ricetrasmittente.
Arrivati all’altezza di Bologna, esce dall’autostrada e si avvia verso la piazzola di sosta di un ristorante. Generosamente, elargisce una rara perla di saggezza: “Da queste parti, non si è sicuri per niente. L’unica cosa da fare è fermarsi qui, dove è pieno di altri autotreni. Ci si protegge gli uni con gli altri.”
Tira fuori una gavetta di alluminio: “Io mangio sempre quello che cucina mia moglie, all’andata. Ho quattro figli da tirare su e i soldi non bastano mai. Tu vai pure al ristorante.”
Mi sembra una sorta di tradimento. Vado a mangiare qualcosa anch’io. L’atmosfera gioviale del locale, la battutacce dei colleghi e la cucina casalinga servita da un paio di ragazze abituate a sentirne di tutti i colori senza smettere di sorridere e di tenere a bada i clienti, mi rinfranca. Sono quasi gonfio dell’orgoglio di far parte di un gruppo.
Rientro in cabina, per passare la notte, dopo aver fumato una sigaretta. Giorgio russa. Mi allungo sulla branda, senza riuscire a prendere sonno. Appena li chiudo, vedo scorrere davanti ai miei occhi chilometri di autostrada, come in loop.
Il rombo di un autotreno che rallenta e parcheggia. Il vociare allegro dei due autisti che scendono dal camion e si avviano al ristorante. Non parlano né inglese né tedesco. Forse olandesi.
Mi rigiro a pancia in giù. Forse anche Giorgio dev’essersi girato, visto che non russa più.
Sento arrivarmi una sua mano addosso, su una natica. Trattengo il respiro, indeciso se dire o fare qualcosa, o aspettare che la tolga di lì, certo che ci sia finita durante il sonno.
La mano, invece, si muove. Incoraggiato dal mio silenzio, la infila nei miei pantaloni, tastandomi le natiche, e facendo scorrere le dita nel solco che le divide.
Esito. L’indecisione mi è fatale: me lo ritrovo addosso, mentre armeggia con la mia cintura per liberarmi dai calzoni. Ho un’erezione che mi disorienta del tutto, lasciandomi in balia delle sue mani.
Mi solleva il culo, lo sento armeggiare con la zip e poi mi ritrovo il suo cazzo bollente che va su e giù fra le mie natiche. La testa affondata nel cuscino, trattengo il respiro in attesa di quello che farà.
Sento altri rumori confusi, poi l’odore tipico del lubrificante dei profilattici, poi di nuovo il suo cazzo fra le chiappe. Coperto e lubrificato, adesso.
“Stai tranquillo, andrà tutto bene.” mi sussurra all’orecchio, Mi sorprende questa sua delicatezza. E, magicamente, mi rilasso davvero: mi sento sicuro e protetto, fra le sue mani. Sento la sua cappella puntare sull’orifizio. Spingo, come se dovessi cagare, in attesa che il suo cazzo mi entri dentro. E’ grosso. Proporzionato al resto della sua mole. Infilo una mano sotto il mio addome, per tirare su il cazzo duro che mi fa male, premuto sulla branda. Già che ci sono, mi masturbo lentamente, mentre sento il culo aprirsi sulla spinta di Giorgio, che mi grava addosso con tutto il suo peso. Mi sembra di sentire la sua trippa sulla schiena. Forse è solo la mia immaginazione, eppure è come se fosse tutta lì, adagiata nella curva delle mie reni.
Geme, mentre affonda dentro di me. Le mani sui miei fianchi, mi riempie il culo col suo cazzo enorme. Mi mordo le labbra, continuando a segarmi. Vorrei portare l’altra mano a un capezzolo, per pizzicarmelo, ma il suo peso addosso mi inibisce i movimenti.
Sollevo il culo, per assecondare i suoi colpi. Mi sbatte sempre più forte. Sento il suo corpo accarezzarmi le palle a ogni affondo, il suo cazzo riempirmi sempre di più, il suo odore di maschio avvolgermi come in un campo magnetico protettivo. Alcune gocce di sudore, forse dal suo viso, forse dalle sue ascelle, mi cadono sulla nuca.
Mentre mi sto segando ancora, il suo gemito diventa un rantolo. I suoi affondi si fanno più profondi e lenti, sento lo sperma riempire il profilattico nel mio culo, a fiotti.
Vorrei che continuasse ancora, per venire anch’io, ma si sfila e si butta sulla branda a pancia in su, respirando affannosamente.
Muovendomi a fatica – sento tutte le ossa doloranti – mi isso sul suo corpo, posando la testa sul suo petto. Continuo a segarmi in silenzio.
“Togliti: non sopporto queste smancerie da checche.”
Mi allontana con una manata.
“Sarei andato con le mignotte, come facevo prima. Ma ho quattro figli da tirare su e i soldi non bastano mai.”
Continuo a segarmi, sborrando in un fazzolettino di carta.truck

76 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. m3mango
    Nov 24, 2015 @ 17:02:15

    Noooo dai! Dovevi dirgli: cazxo, ora tocca a me!

    Rispondi

  2. colpoditacco
    Nov 24, 2015 @ 17:24:40

    Maaa cattivo del camionista… 😦
    L’approccio mi ha ricordato “Brokeback Mountain”

    Rispondi

  3. lamelasbacata
    Nov 24, 2015 @ 17:49:05

    Bravo, un po’ di par condicio!

    Rispondi

  4. indianalakota
    Nov 24, 2015 @ 17:57:28

    Io li odio i camionisti 😉

    Rispondi

  5. alincucina
    Nov 24, 2015 @ 21:51:29

    Noto con piacere che i maschi sanno essere egoisti anche con i rappresentati del loro stesso sesso… ;-p

    Rispondi

  6. agatagrop
    Nov 24, 2015 @ 22:27:24

    tu sì che sai eccitare una ragazza 🙂

    Rispondi

  7. alessialia
    Nov 25, 2015 @ 14:59:56

    Ammazza oh… Abbandonato accussi su due piedi… Ma la par condicio ndo sta?

    Rispondi

  8. pattykor122
    Nov 26, 2015 @ 08:10:53

    Oh caspita bonjour delicatesse! Scusa io gli avrei detto ” bene sei sazio? , ora tocca a me , ho fame!”

    Rispondi

  9. gigifaggella
    Nov 26, 2015 @ 15:05:46

    quando eravamo ragazzini e facevamo l’autostop spesso ci caricavano i camionisti…se penso ai rischi che ho corso mi sento male… 🙂

    Rispondi

  10. vikibaum
    Nov 28, 2015 @ 07:29:15

    deh, oggi è tempo di risparmi…insomma vien da dire…un buco è un buco! 🙂 buondì

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  11. alessialia
    Dic 09, 2015 @ 13:46:21

    oh scint… ero venuta a vedere se avevi scritto qualcosa…
    niente. vabbuò! cià!

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  12. Please Another Make up by lellaj1005
    Dic 09, 2015 @ 22:26:29

    si anche io alessialia.. ma qui il signorino.. pensa alle signorine.. e non ha ispirazione….. adesso vado a vedere se si è perso nel blog di patty ^_^

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  13. pattykor122
    Dic 11, 2015 @ 22:12:04

    No cara é proprio assente mi sa! Porno dove sei? Latiti?

    Rispondi

  14. Please Another Make up by lellaj1005
    Dic 24, 2015 @ 14:32:06

    Qui cerchiamo idee nuove. Intanto facciamo i migliori auguri x un felice Natale..

    Rispondi

  15. ©blu
    Dic 31, 2015 @ 15:25:58

    Ciao un saluto ed un augurio per l’anno nuovo!!

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