“Vieni a salvare mia anima”

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vengo a salvare

“E adesso?”
Ho appena finito di salire i tre gradini dello sgabello – certificazione di qualità del prestigioso TUV tedesco: non vorrei incidenti in questo delicato frangente – infilato la testa nel cappio (anche questo realizzato con corda che usano gli scalatori), la mano sinistra sul nodo, pronto a stringere, quando suonano alla porta.
Il primo impulso è quello di dare un calcio allo sgabello. E alla vita con tutti i suoi dannati problemi. Invece sono costretto ad allentare il nodo, sfilare il cappio, scendere con precauzione dallo sgabello – non è il momento di avere un infortunio – e andare a vedere chi è l’estremo, definitivo rompicoglioni che bussa alla mia porta.
Mi è bastato immaginare che qualche zelante vicino potesse vedermi dal buco della serratura, chiamare aiuto e mandare a monte quanto fatto per la mia uscita di scena organizzata con tanta cura, per convincermi a rimandare il tutto di qualche minuto.
Spero.
Dallo spioncino vedo che è una ragazza.
“Mi scusi, sono la nuova inquilina dell’appartamento accanto. Avrebbe del sale? Mi sono appena trasferita e mi sto accorgendo che sono più le cose che mi mancano che …”
Il mio sguardo, tutt’altro che collaborativo, deve averla scoraggiata a finire la frase.
Senza neppure risponderle, mi avvio verso la cucina per darle il maledetto barattolo del sale. Può prenderselo tutto: a me non servirà più.
Incomincio ad aprire i pensili della cucina ma, inaspettatamente, il barattolo non si trova.
Mi giro, grattandomi la testa. La tipa mi ha seguito. E’ dietro di me, con un’espressione mortificata.
Eppure sono sicuro che, dietro quella maschera, si nasconda una montagna di ironia. Tutta vestita di bianco, lunghi boccoli biondi, due tette che si sollevano ogni volta che inspira, se ne sta lì tutta compunta a guardarmi.
Prende in mano la situazione e si mette a cercare per me, mentre resto imbambolato come un coglione. Che è quello che mi è sempre riuscito meglio, nella vita. Non per nulla avevo appena infilato la testa in un cappio, qualche minuto prima.
Si solleva sulla punta dei piedi, per cercare nei pensili in alto. La sua veste si solleva scoprendole le cosce.
“Niente, qui non c’è. Non ricorda quando l’ha usato l’ultima volta? Dio, sono mortificata, chissà cosa stava facendo d’importante e io la importuno con il mio sale. ”
Il mio silenzio non la scoraggia. Sposta barattoli di qua, sbatte pentole di là, ma il sale non viene fuori.
“Importante e importuno.” Si volta e mi sorride. “Adoro queste assonanze. Lei no?”
Oddio, niente di meglio di una poetessa per mettere fine alla mia miserabile vita. E per farmi convincere vieppiù di star facendo la cosa giusta.
Vieppiù. Ecco, mi ha già contagiato!
Setacciato il piano di formica della cucina, tocca ai ripiani in basso. Si china, girandosi a destra e a sinistra. La sua veste, tirata su dalla schiena, le scopre quasi completamente il culo.
Ho un’erezione immediata, divento rosso in viso e il cuore incomincia a pompare all’impazzata. Spero che non si giri adesso. Vorrei morire dalla vergogna. Questa frase, tutt’a un tratto, riprende ad avere il suo rassicurante significato figurato, abbandonando quello letterale che aveva avuto negli ultimi giorni, e che mi aveva spinto sull’orlo del gesto estremo.
Cristo. Gesto estremo. E’ un binomio di una tale banalità che, quasi quasi, ci ripenso e non mi impicco più.
“Mi sembra di vederlo lì in fondo. Questi mobili ad angolo hanno sempre una profondità spaventosa. Non potrebbe aiutarmi?”
Mi avvicino per allungare un braccio oltre il suo corpicino caldo e sono avvolto dal profumo della sua pelle. Senza rendermi conto di quello che sto facendo, mi ritrovo con una mano che risale fra le sue cosce e le labbra posate sul suo collo. Irrigidisco il collo, aspettandomi un manrovescio che non arriva. Anzi, allarga le gambe e lascia strada libera alla mia mano. Le tiro su del tutto la veste, scoprendole il culo. Ho l’acquolina in bocca. Mi prende l’altra mano e se la porta su un seno. Sono avvolto dalla sua sensualità, chiudo gli occhi e la respiro a pieni polmoni. Si solleva un po’, appoggia le mani sul ripiano di formica della cucina e, senza mollare la mia mano stretta intorno al suo seno, strofina il culo contro i miei pantaloni. La sento gemere. Io sono in ebollizione, non so se sto respirando ancora. Mi viene perfino il dubbio che sia morto e che questo sia il sogno che mi traghetta all’inferno.
La mia mano aperta, intanto è risalita fino al centro del suo corpo ed è spalmata contro il suo sesso, umido, caldo e pulsante. Si gira, mi butta le braccia intorno al collo e mi bacia. La sua lingua nella mia bocca mi sorprende, tanta è la foga. Impiego qualche secondo a ritrovare il bandolo della matassa. Poi la mia lingua si avvinghia alla sua, le mie mani diventano frenetiche nel cercare i suoi seni, nello sbottonare il suo abito che scivola a terra ai suoi piedi. Mi sbottona i pantaloni, mi tira fuori il cazzo dai boxer e se lo preme contro il ventre. La stringo. Sento i suoi seni contro il petto, i capezzoli duri, turgidi, contro i miei. Le mani vanno sul suo culo, lungo la schiena. Si gira e si offre a me. Sotto le sue natiche aperte, il richiamo irresistibile della fica grondante. Incrocia i polsi sul culo, e mi ordina: “Legami!”
Leggendo il mio disorientamento, mi fa un cenno col mento verso il cappio al centro della stanza. Eseguo, come un automa. Sciolgo la corda, le lego i polsi e la prendo così. Tutto il cazzo dentro, fino alle palle. La tengo per i fianchi, poi per le mani, mentre le scopo selvaggiamente. Sentirla gemere – lo fa in un modo che mi manda fuori di testa, un po’ come una bambina – mi rende frenetico. Spingo sempre più forte, sempre più a fondo, fino a venire, accasciandomi su di lei, che urla di piacere.
Le bacio la schiena e il collo, mentre il mio respiro torna lentamente normale. Le sciolgo i polsi. Si tira su la veste. Mi guarda e sorride. Va al tavolino, prende la lettera d’addio che avevo scritto al mondo, strappa senza leggerla tutta la parte scritta, ne conserva un lembo bianco e ci scrive quello che dev’essere il suo numero di cellulare.
Non sono sicuro di sapere quello che sto facendo quando, con gli occhi fissi nei suoi, mi avvio verso il bagno per lavarmi. Continua a seguirmi, fin sulla porta del bagno. Mi spoglio del tutto, tolgo le scarpe. Lei imita i miei gesti, seguendomi fin sulla soglia della doccia.
Metto un piede sul bordo della doccia, scivolo e sbatto la testa contro la parete. Mentre sento la vita scivolare silenziosamente via da me, vedo il suo corpo farsi etereo, per poi svanire, come una nuvola di fumo. Le ultime due immagini che vedo, sono quella che avrebbe visto chi mi avrebbe trovato se mi fossi ucciso, la lettera sul tavolo e il mio corpo appeso a una corda, e quella che invece vedrà adesso.

Spero che Sergio Caputo non si incazzi.

64 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. "Cippe's"
    Nov 09, 2015 @ 19:15:54

    No ma che sfiga! E io che credevo in un “lieto fine…” ;P

    Rispondi

  2. alincucina
    Nov 09, 2015 @ 20:21:20

    Divertente ed originale questo post. Con una impostazione decisamente diversa dai soliti. Molto carino!

    Rispondi

  3. cristinadellamore
    Nov 09, 2015 @ 21:25:47

    Devi qualcosa anche a Stephen King, mi sa

    Rispondi

  4. pattykor122
    Nov 10, 2015 @ 15:58:37

    Ma che razza di finale , sfiga allo stato puro! Ed io pensavo che la boccoluta fosse riuscita a deviarlo dal suo intento d’impiccagione! Mah! Belllllllloooo

    Rispondi

  5. stephymafy
    Nov 10, 2015 @ 19:49:15

    Sarò strana, ma mi hai commossa!! :/

    Rispondi

  6. Please Another Make up by lellaj1005
    Nov 11, 2015 @ 01:07:02

    A me il post ha deluso… credo che tu sia scarico in questo periodo… devi ri circondarti d donnine vispe e allegre. .. ho letto più caroca nehli scorsi post… sembrava quasi doveroso.. fatto xontro voglia.. correggimi se mi ssbaglio. Notte

    Rispondi

  7. agatagrop
    Nov 11, 2015 @ 15:26:47

    L’importante è… Scopare!!

    Rispondi

  8. colpoditacco
    Nov 11, 2015 @ 16:58:57

    Bello! Se non fosse morto alla fine mi avresti deluso…

    Rispondi

  9. m3mango
    Nov 13, 2015 @ 07:26:32

    Tutto ok?

    Rispondi

  10. gigifaggella
    Nov 13, 2015 @ 12:23:45

    Ehilà Scinty…bella altalena di sensazioni questo racconto…morte, sesso, morte con personaggi dai contorni sfumati… però che sfiga il protagonista…aveva trovato l’unico argomento che lo distogliesse dai suoi infausti propositi per morire nella doccia… ma questa è la fiction…. 🙂

    Rispondi

  11. alessialia
    Nov 15, 2015 @ 10:29:50

    no. ma no… ce son rimasta male… è la prima cosa che leggo qui da te scint e guarda che cavolo!
    ora continuerò per sempre a dire vieppiù!

    Rispondi

  12. gianni
    Nov 15, 2015 @ 15:11:56

    Bello.

    Rispondi

  13. Please Another Make up by lellaj1005
    Nov 18, 2015 @ 23:56:13

    oh questa sera facciamo conversazione, alias salotto in questo blog.
    innanzi tutto volevo sapere….. ma cosa passa nella testa di pornoscintille.. quando si tratta di wishlist Natalizie????
    secondo vorrei sapere…. perchè mi risucchi in piacevoli e simpatiche conversazioni sempre sul blog di Pattykor.. quando in realtà una casa per conversare c’è l’hai anche tu?
    bon intanto ti ho taggato
    https://lellaj1005.wordpress.com/2015/11/18/caro-santa-claus-per-natale-vorrei-wishlist-2-0/ e se ne hai il coraggio voglio leggere la wish nei prossimi giorni su questo canale….
    ciao caro ^___^

    Rispondi

  14. rossellas
    Nov 29, 2015 @ 21:12:41

    Incredibile matassa di sensazioni che si scioglie con una scivolata in doccia. Che classe. 🙂

    Rispondi

  15. lamelasbacata
    Dic 11, 2015 @ 19:59:49

    Tana per Scintille!!! Ma dove sei finito?? Metto la divisa da crocerossina? 😛

    Rispondi

  16. nannà
    Gen 02, 2016 @ 21:41:35

    E marrrroooooooon miiii tutte a lui devono succedere?! C’è chi è più sfigato di me yeaaaaaaaaaah
    Comunque mi piace un po’ depressoide e da tragedia proprio
    Non poteva scoprire che la vita è bella no?

    Rispondi

  17. Principessa70
    Gen 08, 2016 @ 17:23:48

    Ciao, mi piace quello che scrivi ma soprattutto come lo scrivi. Ci vuole talento per farlo. Grazie del passaggio da me.

    Rispondi

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