Body building

bodybuilding

Adoro il caldo. Adoro sudare. E’ l’unica consolazione che provo mentre sono allungato su una panca a contare incerti sollevamenti del bilanciere. Venti? Mah, devo aver barato: mi sono messo a divagare di proposito per perdere il conto. Quando arrivo a venticinque – la mia buona coscienza mi suggerisce che non siano più di venti, però – decido di mollare.

Provvidenziale, compare nel mio campo visivo un avambraccio che mi aiuta a depositare il bilanciere sul suo supporto. Ansimo come se avessi corso fino allo sfinimento.

Attaccata all’avambraccio c’è Elisa, una delle più assidue della palestra. Adesso, dopo una lunga sessione di pesi, tutti i suoi muscoli sono in rilievo. La pelle lucida, sembra pronta per una sfilata di body-builder.

“Ho mandato a spasso Massimo.”

Non guarda me, ma la sua immagine riflessa in uno dei tanti specchi sparsi per la sala.

“Siamo soli, ragazzo. Quanti ne hai fatti?”

“Cinquanta”, mento, diventando subito rosso in viso.

Non mi ero accorto che non ci fosse nessun altro in palestra.

Gira intorno alla panca. Adesso mi osserva. Sguardo panoramico al mio corpicino che, in confronto al suo, mi sembra ancora più piccolo del solito, per quanto sia di statura nella norma.

Si china verso di me, mi posa le mani addosso, una verso il collo e una verso l’addome. Afferra il mio body, mi solleva e mi allontana dal bilanciere.

Sospeso. Ho paura che il lycra ceda. Costa un sacco, questo accidenti di body firmato, oltre al fatto che rimarrei mezzo nudo.

I suoi pensieri, evidentemente non coincidono con i miei.

Mi posa una manona sul cazzo, e lo strofina. “Vediamo cosa si può fare, qui. Non mi sembra un granché …”

Sono un oggetto nelle sue mani. Anche il mio cazzo, ma lui reagisce bene. Elisa ne sembra soddisfatta.

Sono uno spettatore passivo di quanto fanno lei e il mio sesso.

“Mhm, pare che qualcosa si muova, qui …”

Afferra i lembi della stoffa su una coscia e lo strappa. Con uno strattone deciso, mi lascia scoperto fino all’ombelico. La sua mano sinistra arriva a chiudermi la bocca, mentre stavo cercando di articolare qualche protesta. Poi dicono che chi fa culturismo è stupido: questa mi legge nel pensiero.

Avvicina la bocca al mio cazzo, lo prende in bocca e incomincia a succhiarlo. Con l’altra mano mi regge lo scroto. Beh, sarebbe più corretto dire che se ne impadronisce, massaggiandomi le palle.

Il mio cuore, dopo la fatica dei sollevamenti, non ha avuto tregua, e adesso, l’idea di un pompino mi fa ansimare. Inarco la schiena, chiudo gli occhi e respiro forte.

Non era un pompino. Toglie la bocca di lì e ci si siede. Non era un pompino, era solo funzionale a farmelo diventare duro per usarlo.

Sposta il body, allarga la fica, afferra il cazzo e se lo infila dentro. E’ bagnata, scivola. E’ lucida ovunque.

Lascia cadere le spalline del suo body fino a scoprire i seni. Sembra un’esibizione.

Mi afferra le mani e se le porta sulle tette. Supponendo di non avere alternative, gliele massaggio. Fra l’altro, mi piace farlo. Mi sento posseduto da lei. Ondeggia su di me, come se stesse seguendo un copione. Mi preme le mani sui seni. Le pizzico i capezzoli. Mi sorprende: mi guarda. Per la prima volta ho la sensazione di star facendo l’amore con una persona vera.

Dura poco. Chiude gli occhi, mi posa le mani sul petto e la danza del suo bacino su di me diventa una cavalcata. Respiro affannosamente, un po’ per l’amplesso, un po’ per il suo peso sui polmoni.

Mi bacia, addirittura. Solleva il capo, riportando i capelli all’ordine dietro la testa.

La trovo addirittura bella. Mi pizzica i capezzoli, per un po’, poi torna a posare i palmi aperti sul mio petto. Senza smettere di cavalcarmi. Mi accorgo che controlla anche i muscoli della vagina.

Ho il sospetto che sarà lei a decidere quando avrò l’orgasmo. E sarà funzionale al suo.

Sento una porta che si apre. Dev’essere Massimo. Trattengo il respiro.

Timidamente, la porta si richiude. Evidentemente, il tipo ha capito che era meglio tornare più tardi.

Sento il cazzo stritolato dalla sua vagina. Il sudore cola dal suo corpo e si confonde col mio. Come leggendo un mio desiderio inespresso, alza un braccio e si china fino a offrirmi l’ascella da annusare.

Decisamente, mi legge dentro. E così, mentre annego i sensi nel suo sudore che mi inebria, mi pizzica un capezzolo e, quando lo decide, allenta la presa dei suoi muscoli vaginali per ordinarmi silenziosamente di sborrare. Esattamente quando il suo corpo è squassato dall’orgasmo.

Sento le mie ossa scricchiolare solo l’urto delle ondate di piacere che la scuotono, ma non me ne può fregare di meno, in questo momento.

Pochi secondi sopo, si sfila, si solleva, avvicina il bacino alla mia bocca e mi restituisce lo sperma. Me lo ritrovo tutto fra le labbra, che rifluisce dalla sua fica insieme ai suoi umori.

Seria, mi guarda, mi chiude il naso con indice e pollice e non posso far altro che ingoiare tutto.

Sono un oggetto. Un ninnolo da comodino, ecco come mi sento. Si alza, si aggiusta il body e torna a guardarsi davanti allo specchio.

Aspetta che mi alzi, mi dà una pacca sul culo e si avvia verso gli spogliatoi.

Con le mani a coppa sui genitali per coprirmi, la seguo.

Con già la mano sulla maniglia della porta, mi sento tirare per il body. Il mio corpo rimbalza verso di lei, con le bretelle che fanno da elastico. Mi tira verso lo spogliatoio femminile.

“Sono ancora arrapata.”

Mi posa una mano sul capo, mi spinge verso il basso.

“Inginocchiati.”

Lo dice, ma è superfluo: bastava e sopravanzava la sua mano a indicarmi la via.

Sfila di nuovo il body, ma adesso se ne libera del tutto. Si accarezza il corpo, davanti a me. Per vedere la mia reazione, che è immediata – un’erezione fulminea segue la sua esibizione – o per il puro piacere di farlo?

Allarga le gambe, avvicina la fica al mio viso. “Succhiamelo.”

Le labbra fra le dita, mi mostra un clitoride che è un piccolo cazzo. Dev’essere l’effetto degli ormoni di cui si imbottisce, mi suggerisce il cervello. Scaccio questo pensiero malsano accarezzandomi il cazzo durissimo e fiondandomi a leccarglielo. La punta sembra un minuscolo glande. Lo lecco, ancora fradicio degli umori della precedente scopata. Lo afferro fra le labbra e do il via a un pompino in cui metto tutta la mia passione. Chiudo gli occhi.

Afferro i suoi poderosi glutei con le mani. Mi sento protetto da un corpo così forte. Apro gli occhi e le sorride. Ricambia il sorriso, accarezzandomi il capo.

La mia testa va e viene, succhiando, leccando, mordicchiando. Spingo la lingua fra le labbra.

Torno a succhiare. Ci prendo tanto gusto che vorrei lo avesse più grosso, vorrei che avesse un cazzo vero. Muove il bacino, si tocca le tette. Mi afferra la testa con una mano, schiacciandomi contro la fica, mentre con l’altra si tormenta un capezzolo. Il suo bacino ondeggia sempre più forte verso la mia bocca, e io seguo i suoi movimenti senza mollare il clitoride, senza farlo sfuggire dalle labbra.

Sono alle prese con un vero e proprio pompino. Incavo le guance, succhiando, deglutisco saliva e i suoi umori. La sua eccitazione è tale che è costretta a puntellarsi contro una parete con entrambe le mani. Adesso tutto il suo corpo incombe su di me. Continuo a leccare le labbra, a succhiarglielo sempre più forte, inondato ormai dai suoi umori che sento ovunque sul viso.

Penso che l’odore della sua fica mi rimarrà addosso per giorni. Le mie mani sono aggrappate al suo culo, che danza sempre più forte. Mi sta scopando la bocca come un maschio quando, con un urlo strozzato, gode.

Faccio fatica a contenere la sua esuberanza, ma non mollo il suo clitoride, finché lei, esausta, mi sposta via con decisione. Rimane lì, con le mani appoggiate al muro, respirando affannosamente. Io la guardo fra l’inebetito e il soddisfatto.

Mi sorride.

“Vieni qui!”

Mi alzo. Mi fa girare. Struscia il corpo contro il mio, accarezzandomi le gambe, l’addome, il viso. Una mano si ferma, stretta intorno al cazzo, l’altra si stringe intorno a un capezzolo. Mi sega con decisione. Mi afferra con l’altra mano e mi solleva da terra, senza smettere di segarmi. Mi sembra di essere su una giostra. Non so se ridere, sorridere o limitarmi a godere.

Ride. Mi bacia la testa, le spalle, dopo avermi fatto atterrare. Ma non smette di masturbarmi, la sua mano non mi dà tregua, stringendosi intorno alle palle, poi di nuovo intorno al cazzo.

Fa un passo indietro, tirandomi appresso. Mi induce a posare le mani sul muro, chinandomi in avanti. Una mano stretta al cazzo, l’altra che va in esplorazione del mio culo, mandando in avanscoperta l’indice.

Ci sputa sopra, poi me lo spinge dentro. Il mio corpo ha un sussulto, tendendosi verso l’alto.

Sento il suo alito caldo sulla schiena, un dito che mi penetra a fondo nel culo e l’altra mano che va avanti e indietro sul mio cazzo, coprendo e scoprendo la cappella.

Sfila l’indice, e mi spinge dentro il medio, con il resto del pugno chiuso.

“Godi per la tua Elisa, maschietto …”, mi sussurra in un orecchio, mentre non posso fare altro che ubbidire.