Sapio che?

tumblr_nlduahdoSF1r11bhxo1_540Non ne posso più: ancora un’etichetta! Credevo che fosse una mia peculiarità l’essere eccitato da donne intelligenti, invece scopro di essere un sapiosexual. Prima avevo dovuto sopportare l’idea di essere un sub – non subacqueo – dopo decenni in cui ero solo convinto di adorare le donne, magari guardandole dal basso in alto (si vede meglio la fica), restando rapito a guardare “l’origine du monde”; poi di essere un feticista perché mi piace leccare i piedi e averli strusciati sul viso. Non voglio conoscere più nessuna etichetta: mi basta essere un essere umano, magari un porco, un porco a tutto tondo, ma senza adesivi. Un porco senza limiti.
Il legame fra uomo e porco, d’altronde è antico e diffuso: “les cochons, ils ne vieillissent pas tandis que les hommes, quand ils vieillissent, deviennent des cochons”
Devono avermi scambiato per un barattolo di marmellata: lì, l’etichetta serve; non addosso a me!
Io voglio essere libero. Anzi, io sono libero!

“Il pranzo è pronto!” Incedi lentamente verso la mia gabbia col vassoio in mano. Entrando, la tua gonna svolazza. Ho l’acquolina in bocca, sia per il pranzo che per la tua presenza. Aver intravisto l’interno delle tue cosce mi ha provocato un’erezione immediata. Abbandono al suo destino il tablet col quale mi consenti di giocare e di navigare in rete e mi aggrappo alle sbarre come se lì si trovasse la mia salvezza. Dopo aver posato il vassoio sul tavolino, ti accucci per aprire la porticina della mia cuccia. In effetti è una gabbia, ma la chiami cuccia, essendo io la tua cagnetta (orgogliosa di esserlo). I miei occhi percorrono il tuo corpo con una velocità che mi dà il capogiro: dal tuo volto sorridente fino alle tue cosce semichiuse che intravvedo sotto la gonna, poi di nuovo su, si fissano sui tuoi bellissimi occhi.
“Ecco la pappa!” Tre piattini fumanti contengono tre diversi formati di pasta: spaghetti al pomodoro con una cima di basilico al centro, rigatoni con ricotta e pecorino e farfalle con panna. Sei una cuoca bravissima e ne ho sotto gli occhi – e il naso – l’ennesima prova.
Mentre esco dalla gabbia, ti guardo. Sto sbavando, mentre ti liberi di maglietta e gonna e ti sdrai per terra. Prendi il piatto con gli spaghetti, stringi le cosce e lo vuoti sul pube. “Ahia, scottano!”, ridi. Non scotta, ovviamente, come posso notare io stesso afferrando uno spaghetto e risucchiandolo in bocca. Lecco sulla tua pelle gli schizzi di sugo che ho provocato, e poi ne afferro un altro, e un altro ancora …
Poco dopo, mi resta da leccare la tua fica rasata piena di sugo di pomodoro. Diligentemente, te la ripulisco per bene, fino a vederla lucida e imponente. Allarghi le gambe e mi stringi il collo fra le cosce. “Lecca, porco. Guarda che non hai ancora finito …” Molli la presa e mi tuffo a succhiarti la fica. E’ bagnata, viscida e lucida dei tuoi umori. Lecco e deglutisco. Succhio il clitoride, lo aspiro fra le labbra, in bocca e poi lo lascio andare. Spingo la lingua fra le tue labbra, lecco le mie, assaporo la tua fica sempre più buona. Ogni tanto i miei occhi saettano verso i due piatti rimanenti. E un altro, coperto, che immagino possa essere il dolce. Mi passi la mano sulla testa, fino ad arrivare alla nuca. Mi spingi decisamente fra le tue cosce: “Se fai il bravo, potrai finire di mangiare.” Con rinnovato vigore, succhio e lecco ogni parte del tuo pube: l’interno delle cosce, il clitoride, che succhio, lecco e aspiro, le labbra, facendo scorrere la lingua su e giù, il monte di Venere e poi ancora da capo. Il tuo bacino ondeggia sbattendomi sul viso, la tua fica sui denti, la tua mano premuta sempre più forte sulla mia nuca. Le mie mani agganciate al tuo culo, per assorbire i contraccolpi. Sono immerso nella tua fica quando il tuo orgasmo esplode. Le ondate di piacere squassano il tuo bacino tanto da far sbattere il tuo pube sul mio labbro, che incomincia a sanguinare.
Posata sui gomiti, riprendi lentamente un respiro regolare. Quando ti accorgi del sangue sulla mia bocca, mi tiri su e lo lecchi. Mi baci anche, cosa che non accade spesso. Poi spingi decisa la mia testa lontano.
“Hai guadagnato il resto del pranzo. In ginocchio!”
Eseguo, col busto eretto, nella tipica posizione di cagnolino ammaestrato. Ti giri. Infili un rigatone fra le chiappe e me lo porgi. Lo afferro con le labbra direttamente dal tuo culo. Lo mangio, poi ti lecco le natiche e l’ano. Ripeti l’operazione, e anch’io: nuovo rigatone, nuova leccata di culo. Piano piano, il tuo culo è sempre più lucido e il piatto sempre più vuoto. Il mio cazzo è teso come il ramo di un albero. La fame si sta placando, ma soltanto quella. Gli ultimi due rigatoni. Lecco il buco del tuo culo con una tale perizia che neppure i laboratori dell’NCIS ci troverebbero traccia ricotta o di altro.
Intanto pilucchi una farfalla con la panna di tanto in tanto.
Ti guardo, ti ammiro soddisfatto, ti adoro. Scoperchi l’ultimo piatto: ciliegie!
Ne prendi una e la mangi mentre i tuoi occhi mi trapassano. Ne prendi un’altra, allarghi le cosce e la spingi nella fica, che mi spingi sulla bocca inducendomi a posarcela a ventosa. Spingi, e mi lasci scivolare la ciliegia in bocca. Ancora qualcun’altra, sempre imbeccato dalla tua fica che mi nutre, poi ti giri. Mi afferri la testa e le spingi fra le tue natiche. “Ma quanto mi adora la mia cagnetta, eh? Dimmelo, quanto?”
Cerco di prendere fiato per urlarti tutta la mia devozione: “Da morire, Padrona, da morire …”
Una ciliegia, spinta dal tuo indice e pollice, ti entra nel culo. Senza che tu debba parlare, avvicino la bocca e me la deponi fra le labbra. E così per le rimanenti, fin quasi a svuotare anche l’ultimo piatto.
“Avrai sete, immagino …”
Deglutisco a vuoto, prima di annuire. Sei di nuovo di fronte a me, nuda, imponente, Padrona in ogni tua cellula. Allarghi le cose, mi prendi il mento in mano costringendomi ad aprire le bocca e mi pisci in faccia, poi sulla lingua, dissetandomi. Bevo avido il tuo piscio caldo, leccando infine la tua fica grondante e le mie labbra. Mi sorridi soddisfatta. “Bravo il mio cucciolo. Adesso puoi sborrare.” Il dito indice della tua mano destra indica il piatto dove luccica la ciliegia superstite. Afferro il cazzo in mano, puntandolo deciso in quella direzione. I tuoi occhi di fuoco addosso e la tua postura imperiosa, mi fanno sborrare in un attimo. Prendi il frutto, raccogli quanto più sperma possibile nel piatto e me lo porgi. Grato come se ti dovessi la vita, lo mangio, sputando compitamente l’osso nella mano.
“Lo sai, vero, che senza il mio culo moriresti di fame?”
Annuisco, mentre mi accingo a rientrare nella cuccia.

14 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. colpoditacco
    Apr 16, 2015 @ 15:31:16

    ma come mai i tuoi personaggi sono sempre sottomessi da donne?
    P.s. ora guarderò le ciliege con un altro occhio… 😛

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  2. agatagrop
    Apr 16, 2015 @ 19:20:30

    Ho iniziato il racconto mentre aspettavo Cavia. Ho letto la conclusione nel post coito mentre lui prepara la cena. Tu sei fortunato che la padrona ti prepara il cibo. Io non lo farei! 🙂

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  3. menteminima
    Apr 19, 2015 @ 09:04:40

    Porco è una bella definizione, quasi di altri tempi.

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  4. melodiestonate
    Apr 26, 2015 @ 05:59:38

    Ho letto qualche tuo post, davvero belli, ma sono reali?..

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