I miei successi con le donne

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Questa piovosa domenica pomeriggio mi ha tolto la voglia di fare qualsiasi cosa.
Sto sul divano, col cazzo in mano. Guardo il programma di Giletti, in attesa che qualche ospite femminile faccia vedere un po’ di coscia per farmi una sega svogliata.
Il grigiore che arriva dalla finestra mi immalinconisce. Come ipnotizzato da quei nuvoloni neri carichi di pioggia, vado con la memoria al passato, e ricordo le donne della mia vita.

Penso alle donne che sono riuscito a sorprendere …

Prepotente, la prima a venirmi in mente è Giorgia. Il suo buonumore era secondo soltanto alla sua mole. Quante risate abbiamo fatto insieme! Mentre le facevo una corte serrata, la sua risata argentina riecheggiava per i vicoli del centro storico, da un bar all’altro, da un ristorante all’altro.
Non dimenticherò mai la sera in cui accettò di salire da me. Eravamo avvinghiati sul letto, ci baciavamo con un’enfasi tale da far scomparire il mondo circostante.
Per la prima volta, la mia mano che si infilava sotto la sua camicetta trovò la strada libera. Avevo un’erezione che i jeans rendevano dolorosa. Per la prima volta, vidi in lei un abbandono totale. “Amore, aspettami un attimo,” le dissi. Conoscendo la sua passione per la cioccolata, volevo farle una sorpresa. Mi precipitai in cucina, mi liberai dei jeans, dei boxer, della maglietta e dell’orologio. Non essendomi mai mancato il senso del teatro, spalancai la porta della camera da letto, facendola sbattere contro la parete. Tutta la sua attenzione era per me. I suoi occhi mi squadrarono pieni di interesse. Ero nudo, con un enorme barattolo di crema gianduia. Avvicinandomi a lei, le sorridevo. Mi batteva forte il cuore, le tempie mi martellavano. Arrivai accanto al letto, quasi poteva toccarmi. Infilai il cazzo nella crema e posai il barattolo sul comodino. Lei, che non si era ancora spogliata, afferrò il barattolo di gianduia, si alzò dal letto e sparì. Non l’ho più vista.

 

… e alle donne che ho fatto soffrire …

Quando rincontrai Silvia, non la trovai affatto cambiata. Era bella e sexy come la ricordavo. Indossava una minigonna che mi fece tornare alla memoria, con un tuffo all’addome, tutto ciò che c’era stato fra di noi.
“Sei stato cattivissimo a mollarmi così!”, mi disse.
Non seppi cosa risponderle: era vero.
Mi prese il mento fra le mani: “Sai quanto mi hai fatto soffrire, eh, lo sai?”
Tentavo invano di farfugliare una risposta in mia difesa, ma l’emozione e i sensi di colpa mi paralizzavano.
“Sai, per quanto tu ti sia comportato in modo infame con me, non posso non ammettere che, dopo di te, nessuno ti ha saputo prendere il tuo posto nel mio cuore.”
Ne ero lusingato, seppure il momento non fosse dei più adatti a pavoneggiarmi.
“Allora, non vuoi dirmi perché sei sparito in quel modo?”
Volevo dirglielo, ma le parole non mi uscirono: dopo tre mesi, il mio corpo si era assuefatto alle frustate di Mistress Silvia, ma la mia prostata non aveva resistito all’aver trattenuto l’orgasmo tanto a lungo ed era gonfia come un melone. Dovetti ricoverarmi d’urgenza.

 

… alle donne con cui ho vissuto le prime esperienze …

Mentre in tv continua a non accadere nulla, guardo la mimica ebete di Giletti – ho opportunamente tolto il volume al televisore – e continuo a pensare alle donne della mia vita. Una contrazione all’addome accompagna la comparsa di Eva nei miei ricordi. Eravamo ancora vergini. Era tanto tempo fa! Provo ancora tanta tenerezza, a pensare ai suoi occhi dolci e inesperti. Dopo che mi aveva negato il rapporto completo per un po’, per via di quegli stupidi pregiudizi sulla verginità che ancora sopravvivevano, grande fu la mia sorpresa quando una sera, guardandomi fisso negli occhi, mi sussurrò: “Che ne dici del culo?”
Annuii, senza pensarci su un attimo, pieno di slancio verso di lei.
“Eva, ti amo, farei qualunque cosa per te.”
“Aspettami un attimo, allora …”
La sua assenza durò davvero un attimo. Quando ricomparve, seminuda, l’enorme strapon che indossava fece scomparire la mia saliva. Non è senza dolore che ancora ripenso alla sua inesperienza!

 

.. e penso alle donne che ho fatto innamorare …

Paola veniva tutte le domeniche mattina a suonare a casa mia. Non so a voi, ma a me i castigatissimi tailleur delle testimoni di Geova hanno sempre arrapato tantissimo. Quando le sue visite domenicali – sue e della sua inseparabile compagna, una con la Torre di guardia sotto al braccio e l’altra con Svegliatevi! – stavano per diventare una consuetudine, quando mi chiamavano per nome con una confidenza che pochi concedono loro, decisi che l’avrei fatta mia. Non fu facile. Parlarle da solo era un’impresa. Dovevamo approfittare dei momenti in cui riuscivamo ad affidare all’amica il compito di fare il caffè, di andare a prendere un bicchiere d’acqua dopo l’altro che non erano mai sufficienti a placare la nostra sete di stare soli.
Incominciai a frequentare il loro gruppo. Conoscevo la Casa del Regno meglio di casa mia. Fui presentato alla famiglia. Con orgoglio, ricordo il momento in cui superai l’esame del padre quando, dopo avermi squadrato a lungo in silenzio, mi abbracciò: “Benvenuto in questa casa, figliolo!”
Le mie richieste sempre più pressanti di contatto, però, si infrangevano sui suoi doveri verso il suo irremovibile Dio: “Sarò tua soltanto dopo il matrimonio.”
Mi rassegnai a sposarla. Mi accorsi di amarla. In fondo un dio vale l’altro, considerando quanti ne abbia visti finora: nessuno.
La cerimonia fu bellissima. Non ho mai visto tanti fiori come quel giorno. Si concluse come quella di altre religioni, abboffandoci senza ritegno.
Stanchi ma felici, ci ritrovammo sul letto nuziale. Le mie orecchie fischiavano ancora per la musica che aveva accompagnato la giornata.
“Tu mi ami, vero?”
Risposi senza esitare: “Ma certo, amore mio!”
“Devo confessarti una cosa: io sono lesbica, e la mia famiglia non mi avrebbe mai consentito di vivere serenamente. Sposata a te, invece, posso continuare ad amare Tina – l’inseparabile amica delle nostre domeniche mattina – ed essere accettata dai miei amici e dai miei familiari. So che capirai.”
Non sono sicuro di aver capito bene, ma le voglio bene e ho accettato le sue condizioni.

Oggi, in questa piovosa domenica pomeriggio, sono rimasto a casa sul divano perché, uscendo con Tina, ha dimenticato di lasciarmi le chiavi.

36 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. colpoditacco
    Feb 24, 2015 @ 16:38:10

    ma qualcosa di autobiografico c’è?
    P.s. la domenica se devi guardà Giletti, guarda le partite… ahahaha 😀

    Rispondi

  2. agatagrop
    Feb 24, 2015 @ 21:44:38

    Ma qualcosa a tre la fate?

    Rispondi

  3. "Cippe's"
    Mar 01, 2015 @ 17:31:38

    Ahahahahhahahah ok allora io lancio l’azione, colpoditacco ti fa l’assist e tu la butti dentro. Può andare? E comunque se vuoi ti ho òpremiato! Puoi trovare il premio nel mio blog..se ti va! 😉

    Rispondi

  4. Poschina
    Mar 04, 2015 @ 21:09:20

    Appena mi arriva la notifica di un nuovo post corro a leggerlo immediatamente…. non potevo che premiarti con un Liebster Award 🙂

    Rispondi

    • pornoscintille
      Mar 05, 2015 @ 14:07:59

      Mi lusinghi e mi fai arrossire. Da lì non lo vedi, ma sono rosso come un peperone 🙂
      Eccacchio, è la terza nomination in tre giorni, dovrò mettere in castigo la mia pigrizia e fare qualcosa 🙂
      :*

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  5. lamelasbacata
    Gen 08, 2016 @ 13:10:39

    Leggendolo mi è subito venuta in mente questa canzone 😉 [https://youtu.be/BO-62OJATiU]

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  6. Blondie
    Giu 21, 2016 @ 18:03:50

    Da oggi in poi…il barattolo di gianduia lo guarderò con occhi diversi😏😏

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