La postina

Ero sotto la doccia, beato. Segandomi, con te in mente. Una mano stringeva il cazzo, l’altra un capezzolo, pizzicandolo come avresti fatto tu. L’acqua calda rendeva il mio corpo lucido. Quasi me ne innamoravo da me. Stavo pensando a quanto erano fortunate le donne che mi avevano avuto, quando ho sentito il campanello. Sovrastava di un soffio il rumore dell’acqua scrosciante. Imprecando, ho infilato l’accappatoio e sono corso verso la porta. Aspettavo la consegna di un pacco – ordinato da te – e non era il caso di perderlo.
Aprendo la porta, infatti, c’era una postina – una ragazza che non avevo mai visto – con un pacco in mano. Fischiettava una canzone di Tiziano Ferro, di cui non ricordo altro se non che la odiavo, qualche anno fa. Mi ha squadrato dai piedi fino alla cima dei capelli, come per valutare un pomodoro al mercato. Non sono riuscito a capire, dal suo sguardo, se avevo superato l’esame per finire nella sua spesa.
“C’è da firmare qui.”
Avete presente quando trasportate qualcosa di molto delicato e, puntualmente, che sia la tensione che vi blocca, o che esista un apposito reparto lassù che si occupi di rovinarvi le giornate, l’oggetto vi scappa dalle mani distruggendo se stesso e la vostra serenità? Ecco, così mi sentivo io, cercando di coprire la mia nudità, e la mia erezione, stringendomi nell’accappatoio. Che, come avrete immaginato, si è aperto, lasciando intravvedere il mio ancora lucido organo riproduttivo.
“Toh, abbiamo un porco, qui.”, ha detto, mentre firmavo. Mi ha messo il pacco in mano. Ero sicuro ormai di essere più rosso di un pomodoro (forse lo stesso di poco fa). Mi ha afferrato il cazzo, stringendo forte. Ha posato il palmo dell’altra mano sul petto, e mi ha spinto all’interno, richiudendosi la porta alle spalle.
Prima che avessi modo di capire cosa stessa succedendo, mi ha mollato una sberla a mano aperta, senza peraltro mollare il cazzo, la cui erezione vacillava.
“Sei un porco, vero? Ti piace farti vedere così dalle passanti …”
“N-no, non è vero!” Ho farfugliato, continuando a indietreggiare, fino a quando i miei polpacci si sono dovuti arrendere alla pressione del divano. Mi ha spinto ancora, facendomi finire seduto, e mi ha slacciato l’accappatoio.
Con uno strano sorriso sul viso, mi ha preso le mani, dopo avermi liberato di pacco e penna, finite sul divano anch’essi, e se le è portate sui seni. Mi sembrava di sentire la sua voce che mi dava ordini, ma era solo la mia fantasia. Pareva che le poche parole a cui avevo diritto si fossero esaurite.
L’unica cosa che realmente percepivo era il martellare del mio cuore, che lasciava fuori dalla mia portata tutto il resto del mondo.
Ha sollevato la divisa, senza mollare le mie mani, che si sono strette intorno ai suoi seni. Era in piedi davanti a me, seduto, mezzo nudo, ancora bagnato della doccia. Mi sovrastava, inibendo ogni mia reazione.
Si è seduta sulle mia ginocchia, strusciandosi su una gamba, come se le percezioni del suo sesso attraversassero la stoffa. Ha preso una della mie mani e se l’è infilata nei pantaloni. I peli della sua fica erano soffici, sotto il mio palmo. Spinta più giù la mano, le mie dita sono arrivate ad accarezzarle la fica, calda e umida. Ero un oggetto nelle sue mani. Come eseguendo un ordine silenzioso, mi sono avvicinato con la bocca ai suoi seni, e li ho baciati, leccati, e ho fatto scivolare la lingua nell’incavo. Una sua mano mi premeva la nuca, mentre le succhiavo un capezzolo.
Si è alzata, spogliandosi con rapidi gesti e mi ha indicato il tappeto con l’indice. Mi ci sono coricato, sul dorso. Era splendida, in piedi davanti a me, con la fica in direzione del mio sguardo.
Si è seduta sul mio viso, facendomi leccare la fica. Le succhiavo il clitoride, spingevo la lingua fra le labbra, mi sentivo sommerso dal suo odore intenso. Muovendo il bacino, mi sono ritrovato con la lingua che le lambiva l’ano. Sentivo il cazzo durissimo, i capezzoli che mi dolevano. Mi ha preso le mani, portandole ai seni. L’accarezzavo, glieli stringevo forte, pizzicandole i capezzoli duri. Di nuovo la fica in bocca, da leccare, succhiare, baciare …
Me l’ha strusciata sul naso, sugli occhi, sempre senza mollare le mie mani, portandole a passeggio sul suo corpo: sui fianchi, sul culo, di nuovo sui seni. Ha lasciato che me ne occupassi da solo, portando le sue mani sulla mia testa, per meglio costringermi a leccarle la fica.
Scivolando su di me, spalmandomi addosso il suo succo, è arrivata a strusciarsi la fica sul cazzo.
L’ha afferrato e se l’è spinto dentro. Sono rimasto senza respiro, mentre il suo culo atterrava sul mio bacino, poderosamente.
Aveva gli occhi chiusi, pareva ignorarmi, inarcando la testa all’indietro. Poi mi ha guardato, con uno sguardo da padrona. Mi ha schiaffeggiato. Di nuovo, col dorso della stessa mano, sull’altra guancia. E ancora e ancora. Mi sentivo impazzire.
“Non azzardarti a sborrare prima di me, porcello …”. Quasi in un rantolo. L’ultima sberla, la più forte, è arrivata insieme al suo orgasmo. Urlato, squassante. Avevo il cazzo in un lago di suoi umori.
Le sue mani si sono strette intorno al mio collo: “Sborra, adesso.”
Non ho potuto fare altro che obbedire, mentre si accartocciava addosso a me, ansimante.

Qualche minuto più tardi, mentre cercava una sigaretta nei suoi abiti, le ho chiesto: “Come facevi a sapere …”
“… che avrei potuto farti tutto ciò che ti ho fatto?”
“Sì.”
“Ho letto il tuo blog.”postina

14 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. "Cippe's"
    Dic 15, 2014 @ 19:41:30

    Finalmente! Molto bello ed eccitante. Mi piace! 🙂

    Rispondi

  2. "Cippe's"
    Dic 15, 2014 @ 20:41:52

    Mi dai il tuo indirizzo, ho un pacco da consegnarti! 😛

    Rispondi

  3. alicerobertohot
    Dic 17, 2014 @ 06:13:30

    Qui c’è uno scrittore, complimenti

    Rispondi

  4. paolazan
    Dic 18, 2014 @ 13:50:20

    In tuo onore scriverò L’antennista, ti gusta il titolo?

    Rispondi

  5. sherazade
    Gen 04, 2015 @ 21:59:25

    Ironico ma ai furgoni preferisco i tremori.
    Sheraconungrazieanzidue

    Rispondi

  6. fariv66
    Gen 07, 2015 @ 14:51:37

    molto arrapante

    Rispondi

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