Zia Dora

tumblr_n3vipsrHSU1r7o08ho1_500Faccio un passo indietro per guardarti. Sei uno splendore: una vera puttana d’alto bordo; una vera zoccola in tailleur. Non resisto: ti sfioro una guancia col dorso della mano – non vorrei sciupare quel trucco che ci è costato tanta fatica! – ti sfioro il busto, per concludere accarezzandoti il fianco fasciato da una minigonna da manager rampante, sotto il cui orlo occhieggiano le autoreggenti.
Ora tocca a me, però. Infilo i collant. Li preferisco alle calze: mi fa impazzire sentire il cazzo duro premuto dal nylon contro il ventre. Mi aiuti ad allacciare il reggiseno imbottito. Ne approfitti per darmi qualche bacio sul collo, come aperitivo. Piego la testa di lato per sentire il contatto con la tua guancia. Faccio risalire lungo le cosce una minigonna di stretch, sculettando. Infine indosso un golfino talmente aderente che non resisto a lisciarmelo con entrambe le mani. Seduto, lascio che sia tu a truccarmi: un fondo di fard sulle guance. Ti sbizzarrisci con gli occhi, esagerando, a mio avviso. Ma è di relativa importanza, visto che devo piacere soltanto a te. Sono io a darmi il rossetto, tocco finale. Umetto le labbra, per distribuirlo in modo uniforme, come ho visto fare tante volte a tante donne. Infine la parrucca: una lunga parrucca nera di cui mi sono innamorato appena l’ho vista in vetrina. Mi sento zoccola. Ancora di più quando mi passi lo specchio. Però, che gnocca …
Quasi all’unisono, le nostre teste si voltano verso il divano, dove “zia” Dora fuma una sigaretta, con una piega al lato della bocca che fa pensare a un sorriso. Ci ha sorpresi entrambi, quando si è presentata vestita da uomo, quando ci aspettavamo una tuta di latex e il frustino.
“Baciatevi, troiette!” Adesso il suo sorriso è evidente, mentre fuma languidamente, con le gambe accavallate. In giacca e cravatta ha un aspetto ancora più da padrona, devo ammetterlo.
Quasi mi dispiace rovinare il rossetto, mentre la mia bocca si avvicina alla tua. Le nostre lingue si rincorrono, si trovano, si lasciano per ritrovarsi ancora, prima nella tua bocca, poi nella mia. Ti arpiono il culo con le mani. Hai un bel culo, femminile. Ti bacio con foga maggiore, pensando a come mi piacerebbe incularti, se “zia” mi concederà di farlo; se “zia” non vorrà farlo lei stessa.
Ci stringiamo. Sento la pressione del tuo cazzo duro contro il mio, attraverso la stoffa. Ti bacio il collo, mentre ti sbottono la giacca del tailleur. Infili la mani sotto la mia gonna, facendomi sentire un brivido nuovo, quando mi accarezzi le cosce e il culo sulle calze. Il mio cazzo pulsa, il cuore ancora di più. Credo di essere rosso in viso, ho caldo. Per riflesso, spoglio te. Ti libero della giacca, la butto a terra, poi sbottono la camicetta. Di tanto in tanto sfioro il gonfiore del tuo cazzo attraverso la stoffa della gonna, infilo la mano sotto per provare il delizioso contatto con la tua pelle dove finisce la calza autoreggente. Dora si alza, camminando sui tacchi. Ci gira intorno. Ti pizzica il culo, stringendo i denti. Il suo viso è teso. Mi accarezza la testa, poi mi tocca il culo. Infila una mano sotto la gonna, da dietro, fino ad avere tutto il mio pacco in mano. Chiudo gli occhi, trattenendo il respiro. Vorrei morire così, nelle sue mani. Mi riporti alla realtà, quando i tuoi denti si chiudono intorno a un mio capezzolo. Il mio cazzo ha un balzo, nella mano di Dora. Che mi bacia il collo, mentre i miei abiti continuano a cadere per terra, per opera tua. Ti sfilo il reggiseno, dopo averti liberato della camicia. A mia volta ti bacio il petto, ti lecco i capezzoli, scendo con la bocca fino all’ombelico. Ti sbottono la gonna, te ne liberi sculettando. Resti con addosso solo le calze e gli slip. Mi chino a leccartelo, dove il cazzo preme contro la stoffa. Dora è dietro di me, strusciandosi contro il mio culo, dopo avermi sollevato la gonna. Godo sapendo quanto ciò la fa godere. Infilo una mano dentro i tuoi slip di pizzo e libero il cazzo. Lo sento mio, duro e lucido nella mia mano. Lo bacio, mentre mi accarezzi la testa. Scopro il glande, lo lecco. Apro la bocca e lascio che le mie labbra lo avvolgano, alzando gli occhi per osservare la reazione sul tuo viso. Chiudi gli occhi e inarchi la testa all’indietro. La mano stretta alla base del cazzo, ti spompino per bene, mettendoci tutta la passione di una novizia. Succhiartelo mi piace sempre di più, sentire il tuo odore di maschio nelle narici, la prima goccia di sborra sulla lingua, il calore della tua carne in bocca …
Le mani di Zia Dora addosso, sul culo, sulla schiena, sulla nuca, sul cazzo. Spinge un dito nel mio culo, mentre sono chino a succhiarti il cazzo. Vedo che fai fatica a reggerti in piedi sui tacchi. Io sto più comodo, in effetti, visto che posso poggiare il culo contro di lei.
“Giù, adesso. Giù entrambe. Voglio vedere come fanno un bel 69 le mie due cagnette.”
Sembravi non aspettare altro. Io mi adatto al tuo corpo che si stende a terra, riprendendo prontamente il tuo cazzo in bocca. Tu cerchi il mio: mi abbassi i collant e te lo fai scivolare tutto in bocca. Sento la cappella sbattere contro il tuo palato. Per un attimo ho paura di sborrare subito, troppo presto. Mi frena il pensiero di quanto farei contrariare Dora, che adoro soddisfare. Sono riportato alla realtà dal rumore di una cerniera. E’ lei, che si apre i pantaloni. Li sfila, togliendo anche i boxer – anche quelli aveva indossato! – si mette sui nostri corpi a gambe larghe, e ci irrora di urina calda. Si muove in avanti, per non scontentare nessuno dei due. Scuote il culo, lasciando cadere le ultime gocce. Guardo la sua fica rasata, possente, che mi mette quasi soggezione, ancora umida, mentre Dora dice, in un rantolo: “siete le mie due troie. Vi piscio in bocca…”
Si libera di una scarpa, e mi accarezza il viso con la pianta del piede. Lascio il tuo cazzo per leccarglielo, poi torno a succhiartelo. Sento che sto per sborrare, e sento che anche tu sei prossimo a riempirmi la bocca. Zia mi afferra la testa, mi costringe a mollarti e mi piazza la fica in bocca, da leccare. Sono avvolto dal sapore acre del suo piscio, misto alle sue secrezioni lattiginose, così copiose da sembrare sborra. “Ti sborro in bocca, troia” mi dice, come se mi avesse letto il pensiero. Me la struscia sul naso, sulla bocca, sugli occhi, ancora sulla bocca. Le succhio il clitoride, lecco avido il suo sugo, che continua a secernere come se fosse il vaso di Pandora. Sento la pressione delle sua mani diventare quasi dolorosa sulla mia testa. Mi afferra le orecchie, le sento bollenti. Mentre la mia lingua affonda fra le sue labbra, il suo bacino mi colpisce forte il viso, squassato dalle ondate dell’orgasmo. Sollevo lo sguardo per vedere le sue enormi tette danzare, il suo meraviglioso viso ansimare.
Si riprende subito e ti ordina di sborrarmi in faccia. Ti alzi. Son in ginocchio davanti a te, e ti lecco il cazzo, segandoti. Il tuo corpo si inarca fino al parossismo, il tuo respiro si fa sempre più corto, fino a quando ricevo gli schizzi caldi della tua sborra sugli occhi, che chiudo per riflesso. Zia Dora si siede cavalcioni su di me, godendosi la scena. Con un cenno della testa, ti ordina di andarle a prendere lo strapon sul divano. Lo indossa. E’ un vero maschio, adesso, con quell’enorme cazzo in tiro davanti a sé, con ancora indosso la giacca e la camicia aperte, che lasciano apparire e scomparire le sue maestose tette. Tenendomi sempre ginocchioni, mi sfiora il culo con l’arnese. Ci sputa sopra, e lo spinge lentamente, ma con decisione. Alza gli occhi nella tua direzione: “Succhia il cazzo a questa puttanella, mentre la inculo.” Ho i brividi, seppure mi senta il viso bollente. Quando il cazzo di gomma mi è entrato tutto dentro, la tua lingua saetta intorno alle mie palle. Poi le accarezzi, prendendomi il cazzo in bocca, tutto, fino ai peli. Dora muove in bacino con ritmo sempre più veloce, e tu sembri sincronizzarti con lei. Chiudo gli occhi, mentre il pavimento sembra sprofondare sotto i miei piedi, riempito da Zia Dora mentre riempio la tua bocca …

La postina

Ero sotto la doccia, beato. Segandomi, con te in mente. Una mano stringeva il cazzo, l’altra un capezzolo, pizzicandolo come avresti fatto tu. L’acqua calda rendeva il mio corpo lucido. Quasi me ne innamoravo da me. Stavo pensando a quanto erano fortunate le donne che mi avevano avuto, quando ho sentito il campanello. Sovrastava di un soffio il rumore dell’acqua scrosciante. Imprecando, ho infilato l’accappatoio e sono corso verso la porta. Aspettavo la consegna di un pacco – ordinato da te – e non era il caso di perderlo.
Aprendo la porta, infatti, c’era una postina – una ragazza che non avevo mai visto – con un pacco in mano. Fischiettava una canzone di Tiziano Ferro, di cui non ricordo altro se non che la odiavo, qualche anno fa. Mi ha squadrato dai piedi fino alla cima dei capelli, come per valutare un pomodoro al mercato. Non sono riuscito a capire, dal suo sguardo, se avevo superato l’esame per finire nella sua spesa.
“C’è da firmare qui.”
Avete presente quando trasportate qualcosa di molto delicato e, puntualmente, che sia la tensione che vi blocca, o che esista un apposito reparto lassù che si occupi di rovinarvi le giornate, l’oggetto vi scappa dalle mani distruggendo se stesso e la vostra serenità? Ecco, così mi sentivo io, cercando di coprire la mia nudità, e la mia erezione, stringendomi nell’accappatoio. Che, come avrete immaginato, si è aperto, lasciando intravvedere il mio ancora lucido organo riproduttivo.
“Toh, abbiamo un porco, qui.”, ha detto, mentre firmavo. Mi ha messo il pacco in mano. Ero sicuro ormai di essere più rosso di un pomodoro (forse lo stesso di poco fa). Mi ha afferrato il cazzo, stringendo forte. Ha posato il palmo dell’altra mano sul petto, e mi ha spinto all’interno, richiudendosi la porta alle spalle.
Prima che avessi modo di capire cosa stessa succedendo, mi ha mollato una sberla a mano aperta, senza peraltro mollare il cazzo, la cui erezione vacillava.
“Sei un porco, vero? Ti piace farti vedere così dalle passanti …”
“N-no, non è vero!” Ho farfugliato, continuando a indietreggiare, fino a quando i miei polpacci si sono dovuti arrendere alla pressione del divano. Mi ha spinto ancora, facendomi finire seduto, e mi ha slacciato l’accappatoio.
Con uno strano sorriso sul viso, mi ha preso le mani, dopo avermi liberato di pacco e penna, finite sul divano anch’essi, e se le è portate sui seni. Mi sembrava di sentire la sua voce che mi dava ordini, ma era solo la mia fantasia. Pareva che le poche parole a cui avevo diritto si fossero esaurite.
L’unica cosa che realmente percepivo era il martellare del mio cuore, che lasciava fuori dalla mia portata tutto il resto del mondo.
Ha sollevato la divisa, senza mollare le mie mani, che si sono strette intorno ai suoi seni. Era in piedi davanti a me, seduto, mezzo nudo, ancora bagnato della doccia. Mi sovrastava, inibendo ogni mia reazione.
Si è seduta sulle mia ginocchia, strusciandosi su una gamba, come se le percezioni del suo sesso attraversassero la stoffa. Ha preso una della mie mani e se l’è infilata nei pantaloni. I peli della sua fica erano soffici, sotto il mio palmo. Spinta più giù la mano, le mie dita sono arrivate ad accarezzarle la fica, calda e umida. Ero un oggetto nelle sue mani. Come eseguendo un ordine silenzioso, mi sono avvicinato con la bocca ai suoi seni, e li ho baciati, leccati, e ho fatto scivolare la lingua nell’incavo. Una sua mano mi premeva la nuca, mentre le succhiavo un capezzolo.
Si è alzata, spogliandosi con rapidi gesti e mi ha indicato il tappeto con l’indice. Mi ci sono coricato, sul dorso. Era splendida, in piedi davanti a me, con la fica in direzione del mio sguardo.
Si è seduta sul mio viso, facendomi leccare la fica. Le succhiavo il clitoride, spingevo la lingua fra le labbra, mi sentivo sommerso dal suo odore intenso. Muovendo il bacino, mi sono ritrovato con la lingua che le lambiva l’ano. Sentivo il cazzo durissimo, i capezzoli che mi dolevano. Mi ha preso le mani, portandole ai seni. L’accarezzavo, glieli stringevo forte, pizzicandole i capezzoli duri. Di nuovo la fica in bocca, da leccare, succhiare, baciare …
Me l’ha strusciata sul naso, sugli occhi, sempre senza mollare le mie mani, portandole a passeggio sul suo corpo: sui fianchi, sul culo, di nuovo sui seni. Ha lasciato che me ne occupassi da solo, portando le sue mani sulla mia testa, per meglio costringermi a leccarle la fica.
Scivolando su di me, spalmandomi addosso il suo succo, è arrivata a strusciarsi la fica sul cazzo.
L’ha afferrato e se l’è spinto dentro. Sono rimasto senza respiro, mentre il suo culo atterrava sul mio bacino, poderosamente.
Aveva gli occhi chiusi, pareva ignorarmi, inarcando la testa all’indietro. Poi mi ha guardato, con uno sguardo da padrona. Mi ha schiaffeggiato. Di nuovo, col dorso della stessa mano, sull’altra guancia. E ancora e ancora. Mi sentivo impazzire.
“Non azzardarti a sborrare prima di me, porcello …”. Quasi in un rantolo. L’ultima sberla, la più forte, è arrivata insieme al suo orgasmo. Urlato, squassante. Avevo il cazzo in un lago di suoi umori.
Le sue mani si sono strette intorno al mio collo: “Sborra, adesso.”
Non ho potuto fare altro che obbedire, mentre si accartocciava addosso a me, ansimante.

Qualche minuto più tardi, mentre cercava una sigaretta nei suoi abiti, le ho chiesto: “Come facevi a sapere …”
“… che avrei potuto farti tutto ciò che ti ho fatto?”
“Sì.”
“Ho letto il tuo blog.”postina