Un caffè in salotto

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C’è un insieme di suoni che mi fa pensare al bar, al calore di un locale dove si consuma caffè, cappuccini, cornetti. E’ un sottofondo inconfondibile di rumori di cucchiaini, tazzine, bicchieri. Ricordo che, qualche anno fa, c’era un programma alla radio, una specie di feuilleton ambientato in un bar e quell’insieme di suoni, da solo, riusciva a far immergere l’ascoltatore in quell’atmosfera.
Ora, con me protagonista al centro della scena, quei suoni mi mettono a mio agio, e mi fanno sentire a casa, mentre servo il caffè alla mia padrona che ha deciso di ricevere le sue amiche, questo pomeriggio.
Mi ha imposto di indossare un sobrio grembiulino nero. E nient’altro.
Giro intorno al tavolino, versando la bevanda fumante nelle tazzine di porcellana, scelte con gusto ineccepibile dalla padrona di casa (e mia).
Sento gli sguardi di tutte focalizzarsi sul mio culo nudo, anche se parlano delle proprietà cosmetiche di tale crema, molto migliore della tal altra, che ha pure un pessimo INCI, per giunta.
Mi fischiano le orecchie, devo ammetterlo: è la prima volta che vengo esibito come una scimmietta ammaestrata, e la cosa mi eccita e mi preoccupa insieme: non vorrei far fare brutta figura alla mia padrona, che sa sempre cosa mi passa per la testa, anticipa i miei sogni e mi punisce quando lo merito.
Sono sicuro di essere riuscito a renderla orgogliosa della sua troietta (così mi chiama, quando siamo soli).
Qualche risatina nervosa c’è stata, quando sono entrato nella sala, qualche colpo di gomito e un “E’ lui?”, a cui ho sentito rispondere alla donna a cui sono devoto: “Sì. Che ve ne pare?”.
Comodamente immerse nelle poltrone, gambe accavallate – chissà perché tutte indossano gonne corte, tacchi altissimi e calze autoreggenti,, quasi che si fossero accordate prima. Una di loro, molto più alta di me, giocatrice di basket, ha un polso ingessato e mi sono permesso di girarle il caffè dopo averci versato lo zucchero. Ha dei polpacci da maschio. Ho la certezza che abbia un clitoride prominente di due o tre centimetri, una sorta di piccolo cazzo che leccherei volentieri, se la mia padrona mi concedessi di farlo.
“Vieni qui!” Mi muovo velocemente in direzione dell’unica donna che ha la facoltà di darmi ordini.
“Mettiti carponi, bravo cucciolo.”
Eseguo, strofinando le labbra contro i suoi piedi. La tazzina in una mano, mi accarezza la testa con l’altra. “Bravo, lecca.” Lo faccio, con dedizione: lecco il piede – ha sfilato dalla scarpa quello che ciondola libero – infilando la lingua fra le dita. Lecco la pianta, il collo. La mia padrona ha bellissimi piedi, e li lecco con tale passione, quasi a voler dire alle sue amiche: “Visto che piedi?”
Il silenzio che avvolgeva la stanza è rotto dalla caduta del cucchiaino della giocatrice di basket. Eppure mi sembrava di averlo tolto dalla tazzina …
“Me lo fai raccogliere, cara?”
“Vai, cucciolone, vai a raccogliere il cucchiaino a Nadia.”
Vado, sempre a quattro zampe, verso i polpaccioni che al mio arrivo si dischiudono, intrappolando la mia testa in una morsa che mi toglie il respiro.
“Posso provarlo?”
Guardo la padrona in attesa di suoi ordini. Muove leggermente il capo verso il basso.
“Va bene, ma ricordati che è roba mia.”
La cestista posa la tazzina, mi tira la testa verso la sua fica. “Vediamo se è davvero così bravo come dici …”
Non mi ero sbagliato: mi ritrovo sotto le labbra un clitoride grande quasi quanto il mio cazzo a riposo. Lo lecco, lecco le labbra, il pube, sebbene non abbia il buon odore che ha la mia padrona, e glielo succhio. In pratica la spompino. Mi ferma una risata generale che unisce tutte le presenti.
“Basta così, torna qui.” Non a vuoto, però: qualcuno mi appoggia una tazzina sulla schiena e vengo usato come carrello per portarla fino alla mia padrona, che la prende e la posa sul tavolino.
“Adesso vi faccio vedere come reagisce ai miei comandi,” dice con la voce sorridente.
“Avvicinati.” Eseguo, portando l’orecchio all’altezza della sua bocca. Il suo alito profumato mi inebria. Ci sono momenti in cui penso che arriverà il giorno in cui saprò respirare soltanto attraverso lei.
“Porco”, mi sussurra nell’orecchio. Avvampo, perché so che sarà immediatamente visibile l’effetto delle sua parole sul mio corpo. Ritto in piedi, infatti, il grembiulino non riesce a far altro che rendere vistosa una prepotenze erezione.
Le donne sono così divertite dalla scena che si lasciano andare a un applauso, facendomi sentire davvero in imbarazzo, adesso. Sento una mano della padrona che mi accarezza il culo, mi fa girare verso di lei, mi soppesa cazzo e palle come a voler controllare la mercanzia e li scopre a beneficio delle sue amiche. Non avevo mai pensato di essere particolarmente dotato. In effetti i commenti riguardano più la reazione che le dimensioni del mio cazzo.
“Vai a lavare le tazzine, adesso, ché noi dobbiamo parlare di cose serie.”
Sparisco verso la cucina, col mio carico di stoviglie, accompagnato da un brusio di commenti che, neanche riesco a decifrare tanta è la confusione che avvolge il mio cervello.

Più tardi, dopo aver accommiatato le sue amiche, la padrona torna a sedersi sul divano.
“Vieni, adesso. Presto!”
Corro.
Si è sbottonata la camicia, lasciando liberi due seni di una bellezza che mi toglie il fiato. Infatti deglutisco ripetutamente. Ho il cazzo duro, riflesso pavloviano del suo comando, e pieno di speranza mi avvicino a lei. La gonna sollevata lascia libera la sua fica rasata. Le gambe larghe sul divano, il suo sguardo mi ordina di sedermi davanti a lei. Mi siedo, dandole le spalle, sentendo il graditissimo contatto dei suoi seni sulla schiena. Mi accarezza la testa e mi afferra il cazzo. Sembra assaporare la sensazione di possedermi, riempendosi il palmo delle mie palle, schiacciandomi il cazzo contro il ventre e muovendo la mano su e giù.
“Sei stato bravo, oggi. Mi hai fatto fare bella figura con le mie amiche:”
La sua mano si stringe intorno al pene, forte, e va su e giù imperiosamente.
“Brava la mia cagnetta,.”
Sento il corpo immergersi in un’altra dimensione, avvolto da un calore diffuso. Contrazioni all’addome sempre più intense, che si diramano verso la testa e verso il cazzo.
La mano che mi accarezza la testa, di tanto in tanto mi pizzica un capezzolo.
Si aggiusta sul divano, sedendosi comodamente, avvolgendomi ancora di più.
“Sborra adesso.”
La sua mano è una morsa mobile sul cazzo; i suoi denti stringono il lobo di un orecchio.
Schizzi di sperma finiscono sul tavolino dove, poco fa, erano posate le tazzine.

16 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. agatagrop
    Set 18, 2014 @ 20:53:03

    Anche a me piacerebbe organizzare qualcosa con le mie amiche… Ma non credo di potermi spingere troppo in là 😉

    Rispondi

  2. cerasacattiva
    Set 18, 2014 @ 21:52:54

    la situazione è eccitante, anche se nella mia fantasia ne ho capovolto i ruoli, spero non ti dispiaccia 🙂

    Rispondi

  3. luciallievi
    Set 19, 2014 @ 07:03:25

    Secondo me Troietta è un po’ frustrato.
    Con tutte le amiche della padrona intorno, deve aver sentito chissà quanti odori irresistibili da scoprire e da annusare. Chissà come è stato difficile per lui comportarsi come una cagnetta ubbidiente.
    Alla lunga questa frustrazione potrebbe aggravarsi in malinconia e svogliatezza.
    Credo che la padrona, al termine di una esibizione così soddisfacente e impeccabile, non dovrebbe limitarsi a semplici elogi e a piccole gratificazioni ma dovrebbe lasciarlo sfogare un po’. Giusto per mantenergli vivo l’istinto di scoprire e annusare (e di leccare).
    Certo, una volta finita la ricreazione, sarebbe poi necessario richiamarlo alla disciplina, ricordargli chi è la padrona. A tale scopo credo che uno strapon si rivelerebbe lo strumento ideale …

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  4. luciallievi
    Set 20, 2014 @ 14:01:13

    Vabbè, presuntuosa si ma non fino al punto di dirmi da sola che sono una donna con le palle …

    Nella cultura lesbica della mia generazione (le lesbiche più giovani stento a capirle) la prima cosa da fare al compimento del 18° anno era andare in un sexy-shop a comprarsi uno strapon.

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  5. doctorretifist
    Set 24, 2014 @ 15:20:43

    Grande rivoluzione lo strap-on! …della rivoluzione erotica e sessuale del pegging,
    introdotto nelle relazioni tra uomo e donna ma anche nelle relazioni non etero, ho parlato anche io nel mio e-book “Profumo di zoccoli” http://doctorretifist.wordpress.com
    un saggio gratuito che parte dall’analisi del foot fetish per sconfinare nei territori affini dell’erotismo non convenzionale.
    Comunque…complimenti per l’articolo!

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