Puttanella

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“Merda!”
Continuo a sculettare sulla stradina buia, fingendo di ignorare i lazzi dei quattro ragazzoti che mi urlano oscenità dall’auto che mi segue lentamente accanto al marciapiedi.
Guardo dritto, femmina quanto più posso: non so come reagirebbero se dovessero accorgersi che sono un uomo.
E pensare che, finora, la serata si era svolta come pensavamo. Ci stavamo divertendo come pazzi, fino a poco fa. L’ora abbondante passata a farmi diventare una donna: mi hai aiutato a depilarmi le gambe, a vestirmi e truccarmi come una puttana di strada – lo ammetto, non sono vestito come una signorina perbene, ma non faceva che aumentare il divertimento – rimediare e farmi calzare una lunga parrucca nera che si intonasse col mio incarnato … Mi viene un dubbio cretino: che una parrucca si calzi, s’indossi o cos’altro?
Un altro colpo di clacson accompagnato da una serie di apprezzamenti che non condivido del tutto sul mio culo mi riporta alla realtà. Ed è una realtà tutt’altro che rassicurante. Dove cazzo sei finita?

Mi avevi convinto, prima che tutto avesse inizio, sussurrandomi all’orecchio: “dopo ti farò impazzire”. Erezione immediata, sangue alla testa e azzeramento della mia volontà.

Siamo usciti insieme in strada, come due amiche. Abbiamo mangiato una pizza, sedute su uno sgabello, dove abbiamo troieggiato facendo vedere le mutande – le tue, almeno, che le indossavi – a tutti. La cosa più difficile è stata trattenere le risate. Lunga camminata per una via del centro, a raccogliere sguardi arrapati. C’è stato un momento in cui era percepibile la sensazione di magnetismo che avevamo sui cazzi dei maschi che ci guardavano, come se, al nostro passaggio, si alzassero come militari a una parata.
Mi hai condotto, poi, in un cinema a luci rosse. Credevo che nell’era di youporn non esistessero più. Credevo che mi prendessi in giro, quando me l’hai proposto. Eri seria, tanto seria che intuivo quanto eccitata dovessi essere a mettere in pratica le tue fantasie. Siamo entrate e mi hai spinto a sedermi vicino a un essere viscido seminascosto da un impermeabile, mentre ti sei seduta lontano. Ho eseguito le tue istruzioni. Gli occhi fissi sullo schermo, gli ho accarezzato la gamba. Incredulo, mi ha preso la mano e l’ha portata sui suoi pantaloni, facendomi strofinare il palmo sulla sua erezione. Ha tirato giù la lampo e mi ha messo in mano un cazzo non memorabile. L’ho segato come se stessi facendo un compito, sperando che tu venissi a togliermi di lì, ma ho potuto alzarmi e sculettare alla toilette solo quando è venuto. Mi sono lavato le mani e sono uscito a cercarti. Almeno, è questo che credevo. Invece eri davanti alla porta del bagno. Contavi banconote e facevi un cenno a un tale verso di me. In quel momento ti adoravo e ti odiavo con tutto il cuore.
Il tipo, meno viscido del precedente, per fortuna, dopo essersi chiuso la porta alle spalle, si è sbottonato e mi ha fatto inginocchiare per prenderglielo in bocca. Stavolta ci ho messo più passione: pur non essendo affamato di cazzo, ho apprezzato il suo. Gli ho leccato le palle, l’ho segato un po’ tenendogli la cappella in bocca, e poi l’ho preso tutto fra le labbra facendomelo scivolare tutto in bocca. Considerando che era il mio primo pompino, credo di essere stato bravo. Ho temuto il peggio solo quando, mentre mi sborrava in gola, mi premeva la nuca verso di lui. Pensavo, mentre rischiavo di soffocare ricevendo fiotti di sperma in bocca, che la parrucca poteva rimanergli in mano e svelare la mia vera identità. Senza neppure pulirsi, si è tirato su la lampo ed è uscito. Ho pensato che fosse tutto opera della tua capacità di contrattazione e dei termini che dovevi avergli comunicato. Se non avessi avuto il cazzo duro anch’io, per l’eccitazione che faceva confluire lo stare con te, il saperti eccitata come una porca – cose che non vedevo l’ora di verificare – e, sì, lo ammetto, per aver gustato inaspettatamente il pompino, avrei avuto voglia di piccharti.
Invece, appena fuori, mi sono lasciato trascinare da te che mi tenevi per mano, verso quest’altra avventura da cui, ora, non vedevo nessuna via d’uscita. Se non in un trafiletto nella cronaca nera del giorno dopo.
I quattro fresconi erano così presi dalle liriche che riguardavano il mio culetto da non accorgersi dell’auto che li stava sorpassando. Facendo stridere i freni, hai inchiodato, hai tirato fuori una pistola e, facendo sentire il freddo della canna a uno degli occupanti, hai sussurrato all’intero gruppo: “Sparite: quella è roba mia”.
Cazzo, sono stato quasi orgoglioso di te. Sono saltato in macchina e ho guardato l’auto dei ragazzi partire sgommando.
“Dove cazzo eri? E dove hai preso quella pistola?”
“Era qui. Forse la usa papà per i cani.”
Mi hai preso la mano e me l’hai tirata su una tetta quasi libera dalla camicetta: “Senti come mi batte il cuore …”
Il mio batteva più forte, questo è certo. Guardando un mio ginocchio: “Guarda, mi sono anche smagliato una calza!”
Dieci secondi di silenzio.
Poi un uragano di risate, senza avere neppure la forza di abbracciarci.
Adrenalina a mille, erezione ormai soltanto un ricordo, ho infilato una mano sotto la tua gonna per vedere che effetto aveva fatto a te. Eri bagnata, il pulsare era ancora più evidente fra le tue labbra che sul tuo cuore. “Andiamo a casa” ho detto, dopo essermi leccato le dita.
“Ogni tuo desiderio è un ordine, mia puttanella”. Quel “puttanella” me l’ha fatto drizzare di nuovo.

Senza neanche chiudere la porta, avevo le mani sotto la tua gonna e le tue sotto la mia. Mi tenevi forte il cazzo, mi accarezzavi le palle mentre ci baciavamo.
Hai chiuso la porta e siamo saliti in camera da letto.
“Non spogliarti” e sei sparita. Quando sei tornata, ero sdraiato sul letto. Hai spinto via una scarpa e mi hai posato un piede sul viso. L’ho leccato, baciato, infilando la lingua fra le dita, per quanto me lo consentisse il nylon della calza. Hai fatto scivolare il piede lungo il mio corpo, fino a fermarlo premuto sul cazzo. Avevi la mani dietro la schiena.
“Girati, cagnetta.”
Mi sono girato. Non ho aspettato che me lo ordinassi, per sollevare il culo, la testa affondata nei cuscini.
Mi hai preso il cazzo in mano, con delicatezza. Mi leccavi le palle, il perineo, l’ano. Ci hai sputato sopra. Ho sentito un dito spalmare per bene la saliva, esercitando una lieve pressione verso l’interno. Il mio cuore che aveva da poco ripreso un ritmo normale si è messo a pompare di nuovo in modo martellante.
Hai spinto un dito dentro, lentamente, senza smettere di accarezzarmi il cazzo e le palle.
Dopo un po’, ho sentito un liquido vischioso spalmato intorno al tuo dito. Olio? Il tuo dito andava e veniva con facilità, adesso. Troppa, devi aver pensato, visto che me ne hai spinto dentro un secondo.
Ho avuto la certezza che stessi soltanto allargando la strada per qualche altra cosa. Certezza confermata dal fatto che hai tirato fuori le dita. Ti ho sentita armeggiare, ho cercato di girare la testa ma non potevo vedere che il tuo busto muoversi agitando le splendide tette.
Quando hai smesso di manovrare, infatti, ho avvertito il freddo contatto della plastica spingere sul mio culo. Ben unto, hai strusciato il cazzo di gomma – lo strapon,, ormai ne ero certo – fra le mia natiche. Ancora olio, poi la punta contro l’ano. La tua mano è tornata al mio cazzo, passando davanti, mentre spingevi delicatamente sempre più a fondo. Appena l’ho sentito tutto dentro, ho temuto di essere già venuto. Sentivo il contatto col tuo corpo a ogni affondo, le tue tette strusciarmi sulla schiena mentre mi accarezzavi le palle e mi premevi il cazzo contro il ventre. Poi il ritmo è aumentato, nel culo, il tuo bacino spingeva più forte e più a fondo, riempiendomi, e sul cazzo, dove la tua mano diventava frenetica. Sempre di più. Più forte, più a fondo. Ti riempivi la mano delle mie palle, per poi tornare a segarmi con violenza. Mentre sentivo sbatterti con forza contro il culo, dentro il culo, la tua mano aggrappata cazzo, mi hai sussurrato, facendomi sborrare: “Godi, puttanella …”
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6 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. agatagrop
    Ago 21, 2014 @ 18:56:10

    😀 questi uomini puttanella! Ma quanto ci piacciono!? E quanto mi piacciono i tuoi racconti ?? 😛

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