A pranzo fuori

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A pranzo fuori

Mentre mi guardo intorno, un po’ spaesato nel ristorante, ho il sospetto che sia stata una pessima idea.

Eppure ci tenevo a vederti, almeno a incrociare i tuoi occhi, a vederti “vivere”. A tal punto, ci tenevo, da affrontare una situazione che potrebbe diventare imbarazzante per entrambi. Anzi, per tutti e tre: per te, per me, e per la mia ignara compagna, che ho portato a mangiare proprio in questo ristorante, fra i tanti che ci sono in questa enorme città.

Cerco di convincermi che lo spaesamento sia dovuto soltanto a questo, al ritrovarmi in un mondo così diverso da quello in cui vivo, così lontano dalle colline tranquille e silenziose a cui sono abituato.

Ci siamo appena seduti a un tavolo che ti vedo uscire dalla cucina, mentre vai a prendere un’ordinazione distante da noi. Sono sicuro che mi hai visto, anche se non ne hai mostrato alcun segno.

Appena mi passi a tiro, a ogni buon conto, aggancio il tuo sguardo: “Scusi, saprebbe indicarmi la toilette?”

Non ti lasci sfuggire l’occasione: dopo aver guardato, come indecisa, verso il muro che copre la cucina – non capirò mai perché tanti ristoranti abbiano accanto la porta del bagno e quella della cucina – mi dici: “Mi segua.”

Ti seguo, non vedevo l’ora. Dietro di te, posso ammirare quel culo che ho visto soltanto in foto e in chat. Dal vivo, l’effetto è devastante: ho un’erezione violenta, dolorosamente piacevole, compressa com’è dai jeans. Prima di scomparire dietro il muretto, aggiungi: “Di qua.”

E di qua io vengo, sebbene tu mi ceda il passo. Il tuo odore mi avvolge.

Ecco, è proprio il tuo profumo a renderti vera, a farmi realizzare l’idea di avere dietro di me la donna con cui ho flirtato via internet negli ultimi mesi. Il cuore mi batte in modo assordante, tanto che ho paura che tu dica qualcosa e che io me la lasci sfuggire.

Antibagno, bagno. Sei sempre lì, dietro di me. Mi giro a guardarti, confuso: dopo tutti i pensieri che si sono accavallati nella mia mente, non so che fare. Per un attimo ho il terrore che tutto possa finire lì, con uno scambio imbarazzato di sguardi su cui mediteremo per le prossime settimane.

Mi passa addirittura per la mente l’idea che vedermi dal vivo possa essere stata una delusione.

E mentre io, coglione, sono immerso in questi pensieri, gli occhi fissi nei tuoi, mi spingi dentro al bagno delle donne e chiudi la porta.

Il tempo si ferma: le tue mani sbottonano la mia camicia mentre la tua bocca si incolla alla mia.

La tua lingua saetta, aggancia la mia, le tue labbra offrono un respiro ai miei dubbi. Il bagno è così stretto che stiamo incollati. Mi riprendo, ti accarezzo il viso, mentre ci baciamo, ti annuso, voglio impregnarmi del tuo profumo per portarlo con me, addosso a me. Le tue dita trovano i miei capezzoli, le tue mani aperte sul mio petto mi danno una sensazione di benessere che va oltre il reale, oltre le sensazioni che sono in gradi di descrivere con le parole. Le mie s’insinuano nel tuo camice. Basta liberare un paio di bottoni per palpare i tuoi meravigliosi seni, riempirmene le mani, assaporarne ogni millimetro.

I tuoi capezzoli mi solleticano i palmi. Li impasto, li accarezzo, li spremo. Le tue mani vanno dietro la mia schiena e, se possibile, mi tiri ancora di più a te. Faccio altrettanto, godendo del contatto della pelle liscia dei tuoi fianchi. Infilo le mani sotto la gonna, ti accarezzo le cosce, ne spingo una in mezzo, dove trovo i tuoi slip già bagnati. Il tuo culo spinge verso il lavabo, e l’intero mio corpo non fa altro che accentuare il movimento, teso com’è verso il tuo.

Scosto gli slip con due dita e cerco la tua fica, la esploro, le lascio scivolare fra le labbra, tasto il clitoride, lo accarezzo, lo pizzico …

Le tue mani sbottonano i miei jeans, mi tiri fuori il cazzo, lasciandolo rimbalzare fuori, libero dai boxer, lo afferri e te lo strusci sulla fica, costringendomi a spostare la mano.

Non capisco come, riesci a girarti e, mani larghe sul lavabo, spingi col culo contro di me. Mi sento immerso in un lago di sudore, di calore., afferro il sesso e te lo spingo dentro, tutto nella fica fino alle palle. Gemi. Gemo. Il poco spazio a disposizione non mi consente di spingere come vorrei, ma tu mi aiuti, puntellando le mani in avanti, guardandomi attraverso lo specchio che hai davanti, in penombra, visto che nessuno ha pensato ad accendere la luce.

Ti accarezzo le spalle, la nuca, scendo giù fino ai fianchi. Ecco, adesso è perfetto: mani sui tuoi fianchi, ti scopo selvaggiamente, mi scopi selvaggiamente. Mi chino su di te, aderisco alla tua schiena, ti mordicchio fra il collo e la spalla. Afferro i tuoi seni e continuo a pompare dentro di te, sempre più forte, assecondato dai movimenti del tuo culo, fino a quando sento che entrambi stiamo per godere, fino a quando sento che tutto il mondo non ha più senso.

“Tesoro, tutto bene?” Sento picchiare alla porta.

“S-sì,” rantolo.

 

2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. manutheartist
    Lug 19, 2014 @ 06:39:36

    Audace….😏

    Rispondi

  2. pornoscintille
    Ago 10, 2014 @ 10:41:07

    Grazie Manu. Ero in ferie quando mi hai commentato (non in quel ristorante, purtroppo ;))

    Rispondi

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