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Crisi un cazzo. Questa stronza sta contrattando con impazienza, da mezz’ora, un barca che costa una montagna di soldi. Mentre io sto qui giù a rischiare di farmi male. Beh, è vero che il massimo sarebbe una testata contro il piano di legno, ma sempre un rischio è!
Il dramma è che la cosa mi eccita pure: stare qui sotto la scrivania, fra le cosce della mia padrona, a leccarle le cosce. Ho le mani sulle sue ginocchia: la stronza non vuole che mi tocchi e deve avere costantemente la prova che le mie mani siano impegnate.
Il cazzo mi fa male nei pantaloni stretti. Risalgo con la lingua sulle sue cosce, fino a lambirle il pube. Ha un odore intenso. In questi giorni di permanenza sotto la sua scrivania – non che ci abiti, ma ci trascorro gran parte dell’orario lavorativo – mi sono convinto che non si lavi di proposito per fare in modo che la cosa mi risulti più sgradevole. Lo ammetto: all’inizio lo era davvero, ma adesso ne ho quasi bisogno: mi basta che allarghi le cosce, essere avvolto dal suo odore acre, per essere così eccitato da rischiare di sborrarmi nelle mutande. E senza neanche toccarmelo, per giunta. Ora incollo la bocca alla fica, aspiro come una ventosa dalle sue labbra. E’ già eccitata. Ne lecco le conseguenze, avido. La mia lingua va su e giù fra le labbra, si insinua, spinge fin dove può. Lecco il clitoride, lo succhio, glielo spompino per bene. Le faccio assaggiare una lieve pressione degli incisivi, lo sento turgido, con la consistenza di una ciliegia matura. Imprevista, mi arriva un colpo in testa: per l’eccitazione ha stretto le cosce di colpo. Ho sbattuto la testa contro il piano della scrivania. Sono sicuro che goda a tenermi stretto fra le cosce, mentre sono costretto a succhiarle il clitoride freneticamente. Sta ancora parlando al telefono: deve decidere il colore delle tende del suo fottuto panfilo, o quel che è. Sarà l’eccitazione che le provoco io, o quella del nuovo acquisto, ma si concede un gesto inatteso, che quasi mi commuove: mi accarezza la testa, con dolcezza, pur spingendomi fra le sue cosce con maggior forza. Le metto le mani sui fianchi, nel tentativo di smorzare la presa delle sue gambe sul mio collo: incomincio ad avere difficoltà di respirazione, visto che la bocca è sempre incollata alla fica.
Mi concede un attimo di tregua. Ne approfitto per aumentare l’intensità dell’attività della lingua, su e giù fra le labbra, lecco il suo sugo, picchietto con la punta sul clitoride, accompagno il tutto con due dita sul pube, mentre la scopo con la lingua, affondando nel morbido …
Fa appena in tempo a posare il telefono, e si lascia andare a intense ondate di piacere, sbattendomi la fica sui denti. Sento il suo corpo tendersi, sono costretto a reggere il suo peso, quasi come se potesse scivolare dalla poltrona in pelle.

Poco dopo, quando si è ricomposta, sento bussare alla porta.”
“Entra, tesoro, ti stavo aspettando! Vieni qui, devo assolutamente farti provare una cosa.”
Si alza, va incontro all’ospite. Sento dei rumori indefiniti che non so a cosa attribuire.
“Siediti alla scrivania, ho una sorpresa per te.”
Merda,ancora? Mi fa male la bocca, ho la lingua indolenzita. E, cazzo, è pure un uomo!

 

A pranzo fuori

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A pranzo fuori

Mentre mi guardo intorno, un po’ spaesato nel ristorante, ho il sospetto che sia stata una pessima idea.

Eppure ci tenevo a vederti, almeno a incrociare i tuoi occhi, a vederti “vivere”. A tal punto, ci tenevo, da affrontare una situazione che potrebbe diventare imbarazzante per entrambi. Anzi, per tutti e tre: per te, per me, e per la mia ignara compagna, che ho portato a mangiare proprio in questo ristorante, fra i tanti che ci sono in questa enorme città.

Cerco di convincermi che lo spaesamento sia dovuto soltanto a questo, al ritrovarmi in un mondo così diverso da quello in cui vivo, così lontano dalle colline tranquille e silenziose a cui sono abituato.

Ci siamo appena seduti a un tavolo che ti vedo uscire dalla cucina, mentre vai a prendere un’ordinazione distante da noi. Sono sicuro che mi hai visto, anche se non ne hai mostrato alcun segno.

Appena mi passi a tiro, a ogni buon conto, aggancio il tuo sguardo: “Scusi, saprebbe indicarmi la toilette?”

Non ti lasci sfuggire l’occasione: dopo aver guardato, come indecisa, verso il muro che copre la cucina – non capirò mai perché tanti ristoranti abbiano accanto la porta del bagno e quella della cucina – mi dici: “Mi segua.”

Ti seguo, non vedevo l’ora. Dietro di te, posso ammirare quel culo che ho visto soltanto in foto e in chat. Dal vivo, l’effetto è devastante: ho un’erezione violenta, dolorosamente piacevole, compressa com’è dai jeans. Prima di scomparire dietro il muretto, aggiungi: “Di qua.”

E di qua io vengo, sebbene tu mi ceda il passo. Il tuo odore mi avvolge.

Ecco, è proprio il tuo profumo a renderti vera, a farmi realizzare l’idea di avere dietro di me la donna con cui ho flirtato via internet negli ultimi mesi. Il cuore mi batte in modo assordante, tanto che ho paura che tu dica qualcosa e che io me la lasci sfuggire.

Antibagno, bagno. Sei sempre lì, dietro di me. Mi giro a guardarti, confuso: dopo tutti i pensieri che si sono accavallati nella mia mente, non so che fare. Per un attimo ho il terrore che tutto possa finire lì, con uno scambio imbarazzato di sguardi su cui mediteremo per le prossime settimane.

Mi passa addirittura per la mente l’idea che vedermi dal vivo possa essere stata una delusione.

E mentre io, coglione, sono immerso in questi pensieri, gli occhi fissi nei tuoi, mi spingi dentro al bagno delle donne e chiudi la porta.

Il tempo si ferma: le tue mani sbottonano la mia camicia mentre la tua bocca si incolla alla mia.

La tua lingua saetta, aggancia la mia, le tue labbra offrono un respiro ai miei dubbi. Il bagno è così stretto che stiamo incollati. Mi riprendo, ti accarezzo il viso, mentre ci baciamo, ti annuso, voglio impregnarmi del tuo profumo per portarlo con me, addosso a me. Le tue dita trovano i miei capezzoli, le tue mani aperte sul mio petto mi danno una sensazione di benessere che va oltre il reale, oltre le sensazioni che sono in gradi di descrivere con le parole. Le mie s’insinuano nel tuo camice. Basta liberare un paio di bottoni per palpare i tuoi meravigliosi seni, riempirmene le mani, assaporarne ogni millimetro.

I tuoi capezzoli mi solleticano i palmi. Li impasto, li accarezzo, li spremo. Le tue mani vanno dietro la mia schiena e, se possibile, mi tiri ancora di più a te. Faccio altrettanto, godendo del contatto della pelle liscia dei tuoi fianchi. Infilo le mani sotto la gonna, ti accarezzo le cosce, ne spingo una in mezzo, dove trovo i tuoi slip già bagnati. Il tuo culo spinge verso il lavabo, e l’intero mio corpo non fa altro che accentuare il movimento, teso com’è verso il tuo.

Scosto gli slip con due dita e cerco la tua fica, la esploro, le lascio scivolare fra le labbra, tasto il clitoride, lo accarezzo, lo pizzico …

Le tue mani sbottonano i miei jeans, mi tiri fuori il cazzo, lasciandolo rimbalzare fuori, libero dai boxer, lo afferri e te lo strusci sulla fica, costringendomi a spostare la mano.

Non capisco come, riesci a girarti e, mani larghe sul lavabo, spingi col culo contro di me. Mi sento immerso in un lago di sudore, di calore., afferro il sesso e te lo spingo dentro, tutto nella fica fino alle palle. Gemi. Gemo. Il poco spazio a disposizione non mi consente di spingere come vorrei, ma tu mi aiuti, puntellando le mani in avanti, guardandomi attraverso lo specchio che hai davanti, in penombra, visto che nessuno ha pensato ad accendere la luce.

Ti accarezzo le spalle, la nuca, scendo giù fino ai fianchi. Ecco, adesso è perfetto: mani sui tuoi fianchi, ti scopo selvaggiamente, mi scopi selvaggiamente. Mi chino su di te, aderisco alla tua schiena, ti mordicchio fra il collo e la spalla. Afferro i tuoi seni e continuo a pompare dentro di te, sempre più forte, assecondato dai movimenti del tuo culo, fino a quando sento che entrambi stiamo per godere, fino a quando sento che tutto il mondo non ha più senso.

“Tesoro, tutto bene?” Sento picchiare alla porta.

“S-sì,” rantolo.

 

Dream of mirrors

021610beach

 

 

 

In una stanza in penombra. Siamo davanti a uno specchio, il tuo corpo riflesso, il mio nascosto dal tuo. Ti bacio il collo, con dolcezza, scivolando fino a una spalla. Una mano ti accarezza il petto, lenta. Le dita, aperte, sfiorano un seno, fino a lambire un capezzolo. Ci giro intorno con un polpastrello, esercito una lieve pressione, lo pizzico appena. L’altra mano, sui tuoi jeans, avverte una reazione violenta, impetuosa. La infilo fra la pelle e la stoffa, la faccio scivolare dentro, fino a trovare il tuo cazzo duro, vellutato. Lo accarezzo, lo tiro su e lo premo contro il ventre, facendo salire e scendere il palmo della mano. Con entrambe le mani, poi, sbottono i pantaloni. E’ con un’emozione intensa che lo libero. Emozione condivisa, a giudicare dal sospiro fragoroso che emetti. Sorrido e ti bacio la nuca, dietro l’orecchio. Guardiamo la nostra immagine riflessa e sorridiamo insieme. Afferro il tuo cazzo a piena mano, ne assaporo la consistenza, la muovo. Lo premo, in su, contro il ventre, ti accarezzo le palle, me ne riempio le mani.
Senza accorgermene, muovo il bacino, incollato al tuo culo, strusciando il cazzo contro le tue natiche. Adesso mi sento padrone di te, del tuo corpo: una mano tortura un capezzolo, l’altra va avanti e indietro sul tuo cazzo, ma con lentezza esasperante. Sono sicuro che vorresti impormi un ritmo diverso, ma non hai il coraggio di farlo. Reclino il capo all’indietro, cercando un contatto con me, con la mia bocca. Contatto che arriva: ti bacio il collo, risalgo fino a trovare le tue labbra, ne mordo uno, lo succhio. Le mie mani percorrono il tuo petto, il tuo pube, stringono forte il tuo cazzo. Per un attimo lo afferro con entrambe le mani, quasi a volerne misurare la lunghezza, poi le dita si dividono, tornando a occuparsi di un capezzolo, mentre le altre si stringono ancora intorno al tuo sesso duro, che assume colori violacei, quando ne scopro il glande. Una prima, timida goccia appare in cima al foro, la uso per lubrificarti la cappella, strofino un polpastrello contro il frenulo. Ansimi, adesso, il tuo corpo sembra pesarmi completamente addosso, ho quasi la sensazione che, senza di me a sorreggerti, ti accasceresti a terra.
Il ritmo della mano sul tuo cazzo si fa intenso, adesso, ti sfioro le palle, le accarezzo per poi tornare a segarti forte. Ti pizzico il capezzolo, forte adesso, gemi, forse di dolore, forse neanche sai per cosa. Affondo i denti su una spalla, struscio il cazzo contro di te, stiamo ormai danzando in sincrono.
La mano sul tuo petto è completamente aperta, assaporando ogni centimetro di te. L’altra ti sega frenetica, stringendo il cazzo, accarezzando il frenulo, scende fino a lambire il perineo, poi torna padrona del tuo cazzo ormai lucido, non più vellutato, ma duro come il marmo.
Decido di accelerare, non riesco più a controllare la mia eccitazione, il mio corpo sembra diventato il tuo, la mano va sempre più veloce avanti e indietro. Respiri a bocca aperta, hai gli occhi chiusi, li apri soltanto per ammirare, di tanto in tanto, i nostri corpi nello specchio.
Ti tocco entrambi i seni, accarezzo, pizzico i capezzoli, e ti sego sempre più veloce. Sento che stai per godere, sento che sei al culmine del piacere e stringo così forte che mi duole la mano.
E adesso, con una mano sul tuo collo, ti sego fino a farti emettere un rantolo che accompagna l’orgasmo. Sentire i getti di piacere che attraversano il tuo cazzo, nella mia mano, mi riempie di soddisfazione, come se stessi realizzando di aver fatto un buon lavoro.
Apri gli occhi per guardarti godere, e cerchi i miei …