Pasifae

 

 

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Pasifae

 

Stanotte non ho chiuso occhio. Ho visto giungere l’alba come una liberazione.

Da quando Dedalo mi ha promesso la macchina che mi permetterà di realizzare il mio sogno, sono stata come preda di una febbre e non vedo l’ora che arrivi con la sua opera. Sono un lago: ho temuto, alzandomi, che la mia eccitazione avrebbe potuto colarmi giù per le gambe fino alle ginocchia.

Anche adesso, mentre con la mano mi premo sul pube per controllare l’eccitazione, sento la fica secernere copiosamente. Il cuore batte nel petto così forte che non riesco a sentire i rumori circostanti, e ho paura di non essere presente quando Dedalo arriverà. Non voglio rischiare di perdermi il suo arrivo: devo essere la prima a vederlo, ad accoglierlo e non voglio perdere neanche un attimo del momento in cui si realizzerà quella che è stata la mia ragione di vita negli ultimi mesi.

Tutto il mio corpo si tende all’idea di quella massa di muscoli che, a breve, mi monterà; mi possiederà, scaricando dentro di me tutto il suo essere mascolino. Ecco, di nuovo: un lampo attraversa il mio corpo, pregustando il momento in cui sarò penetrata dal corpo che bramo senza ritegno. Il mio ventre è scosso da fremiti, i miei seni sono così turgidi da spingere la stoffa della mia tunica, i capezzoli mi procurano un dolore indicibile. Ma è un dolore piacevole, sapendo che, fra poche ore, sarò posseduta, montata e accoglierò il sesso turgido del mio toro, sarò riempita dal suo seme. Mentre sarò china nella macchina di Dedalo – una finta vacca di legno, dentro la quale mi nasconderò per essere la compagna del sacro toro bianco – la mia fica fradicia accoglierà il suo sesso possente, il suo corpo strepiterà su di me alla ricerca del piacere, fino a esplodere tutta la sua eccitazione.

Oh, Zeus, fa che il mio cuore regga fino a quel momento: batte così forte che temo che possa giocarmi un brutto scherzo troppo presto. In effetti, non sarebbe neanche male morire mentre il toro mi cavalca, spegnere la mia esistenza, il mio assurdo amore, mentre soddisfo questo desiderio che è ormai la mia unica ragione di vita.

Sta arrivando: vedo Dedalo trainare la sua prodigiosa macchina su un carretto, coperto da drappi.

Nel salone in cui mio marito tiene rinchiuso il toro, lo sento scalpitare. Devo andargli incontro, devo assaporare ogni istante che mi separa dal momento più importante della mia vita, devo ascoltare il mio corpo che chiede con tutte le sue forze di essere posseduta, se il mio cuore me lo consente.

Essere posseduta in modo totale è la forma più gratificante di possesso. Arrivo, amore mio.

 

 

Pasifae, moglie di Minosse, re di Creta, subendo un incantesimo, volle essere posseduta dal toro sacro regalato al marito da Poseidone. Lo fece grazie a un’invenzione di Dedalo, che le consentì di nascondersi dentro un finto corpo di vacca. 

2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. derappher
    Mag 06, 2014 @ 16:28:03

    Che racconto…. Infiamma davvero.
    Posso rebloggare (su blogspot)?
    Thanks

    Rispondi

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