Tegame

 

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Ho avvertito la tua presenza dietro di me mentre cuocevo le uova al tegamino. Credevo che avessi fame e che sbirciassi nella padella.

Invece, mi hai posato le labbra sul collo e infilato una mano sotto la gonna. Ho cercato di svicolare, per un po’, poi ho capito che non avremmo mangiato. Sei uno stronzo: di nuovo uova bruciate e stomaco vuoto. La tua mano è scivolata fra le mie cosce, e si è fermata quando si è riempita della mia fica, negli slip.

La sentivo pulsare, per la pressione del tuo palmo, come se il mio cuore fosse lì in mezzo. Hai spostato gli slip e infilato un dito fra le labbra – addio uova! – ho chiuso gli occhi e reclinato il capo verso di te, verso le tue labbra che mi sfioravano ancora il collo, le guance. Hai infilato l’altra mano nella scollatura, facendo scivolare le dita verso un seno. Quando l’hai afferrato, ero distante dal fornello, ignorando gli sfrigolii nella padella, le mani piantate sul bordo della cucina, le gambe larghe e spingevo il culo verso il tuo corpo, verso il tuo cazzo che sapevo essere già duro prima di sentirmelo premere fra le natiche.

Allungando le braccia, mi piegavo verso di te, il culo contro il tuo bacino. Hai liberato il cazzo e me lo hai infilato fra le cosce, mentre una mano scivolava davanti a cercare il mio clitoride. Mi sono venuti i crampi allo stomaco, mentre il tuo indice lo titillava, mentre il tuo cazzo lo sfiorava. L’altra mano mi strizzava forte un seno, un polpastrello sul capezzolo. Respiravo a bocca aperta, labbra secche, lingua fuori …

Mi hai buttato la gonna sulla schiena e, senza neanche togliermi le mutandine, soltanto spostandole, mi hai spinto il cazzo nella fica fradicia. Spingevi piano, non ho avuto pazienza e, con un colpo secco verso di te, l’ho sentito entrare tutto dentro fino alle palle.

Ti ho sentito espellere tutta l’aria che avevi dentro. Mi scopavi, forse, o ero io a impossessarmi del tuo cazzo spingendo il culo verso di te. Le palle che mi sbattevano fra le cosce mi facevano impazzire, la tua mano sulla mia fica non mi dava tregua.

Sentivo il clitoride in fiamme,  sapere le tue dita impiastricciate dei miei umori mi faceva perdere il senno …

Non ci ho messo molto a venire.

Appena ho ripreso a respirare normalmente – quasi regolarmente – mi sono girata, ti ho baciato con foga, e mi sono chinata ad accogliere il tuo cazzo fra le tette.

Le spingevo con le mani verso il centro, per stringerlo di più, ti scopavo con le tette.

Guardavo la cappella scoprirsi salendo. Arrivava a lambirmi il mento, e ogni volta tiravo fuori la lingua come per leccarlo …

Ti guardavo dritto negli occhi, godendomi il passaggio del tuo corpo dal vigore, verso un cedimento imminente, verso l’abbandono. Ho lasciato i seni per afferrarti le natiche, affondandoci le unghie dentro, per reggerti. Le mie tette e il tuo cazzo si muovevano all’unisono, sempre più velocemente.

Hai chiuso gli occhi, spinto il bacino in fuori, ho sentito arrivare sulla pelle i fiotti caldi della tua sborra, il cazzo duro e appiccicaticcio fra le tette. Le mie mani scivolavano sulle tue gambe.