Spoonfull

Sei una stronza.

Appena il cucchiaio di pasta mi è arrivato sotto al naso, ho sentito il profumo dell’olio extravergine di oliva, del basilico e della pasta cotta con i pomodorini. E un altro odore che, sulle prime, non sono riuscito a identificare: acre eppure piacevole alle narici, che si sono dilatate al massimo per impregnarsene.

Poi l’ho riconosciuto.

Mentre facevo uno sforzo immenso per non alzare il viso dal piatto per fissarti gli occhi addosso, ho visto davanti a me scorrere le immagini di un rapido flashback. Tu, a tavola di fronte a me, talmente sovrappensiero da sembrare assente, nonostante il cicaleccio del resto della comitiva. Improvvisamente allunghi un braccio verso di me: “E’ il nuovo Samsung? Ops, scusa”, mentre goffamente cercavi di prendere il telefonino, il mio cucchiaio cade a terra. “Vado a prendertene uno pulito”.

Tu che torni, dopo un tempo troppo lungo per prendere un cucchiaio. Ancheggi aggiustandoti la gonna.

La reazione del mio corpo è stata immediata, per quanto sotto al tavolo non si veda nulla, sono arrossito.

Tutto questo evitando di guardare te o il tuo compagno e pensando a te  – adorabilmente pazza, non so come meglio definirti in questo caso – che te la stai godendo un mondo. A tuo esclusivo beneficio, intanto, annuso profondamente il cucchiaio dopo ogni boccone.

Alcuni minuti più tardi, mentre ancora non sbollisce in me l’effetto dell’annusare la tua fica attraverso un cucchiaio  d’acciao inox 18/10 – e qui un brivido mi corre lungo la schiena se penso a cosa hai provando infilandoti il freddo metallo fra le cosce – mi alzo per andare a fumare una sigaretta, dicendo: “Esco per fumare una sigaretta”. Il pacco di Dunhill davanti al pacco (al mio pacco) per coprire il rigonfiamento dei jeans. Come speravo, ti alzi da tavola: “Aspetta, vengo a fumare anch’io”.

Non è certo al fresco di questa sera d’estate a provocarmi un brivido, appena abbiamo chiuso la porta dietro le nostre spalle. Il cielo stellato è immenso, qui in campagna. La luna non c’è. “Hai visto il salice di Piera”, mi fai. Mi prendi per mano: “Vieni, te lo faccio vedere”. Il quale salice, opportunamente si trova dal lato della casa non illuminato, dal lato della casa su cui si apre il garage, con la sua bella serranda chiusa e impenetrabile.  Il tuo corpo emana un tale calore che non so aspettare di arrivarci per stringermi a te e baciarti il collo. Quando siamo sotto alla chioma del salice – non so più se davvero lo sia e non me ne può importare di meno – ho le mano intorno alla tua vita e le labbra incollate al tuo collo. Ti fermi, ti giri e ti appoggi con la schiena contro il tronco. Mi sembra di scorgere, nell’oscurità, i tuoi occhi brillare di desiderio e di malizia. La nostre bocche partono alla ricerca del contatto con l’altra ma, prima che le labbra si tocchino, s’incollino, si schiudano per far passare saliva e lingua da una parte all’altra, le mie mani sono sulle tue cosce sotto la gonna. Le tue allargano la scollatura della camicetta poi, una va sulla mia nuca a premermi la testa sui tuoi seni, l’altra mi sbottona i jeans. Mi sento scoppiare, la tua mano arriva al mio cazzo come una dea liberatrice, lo tira fuori dai boxer, se ne impossessa e scorre su e giù scoprendo la cappella. Scosto la tua mutandina quel tanto che basta per far strada alla tua mano e al mio cazzo verso la tua fica grondante già. D’altronde, eri già bagnata quando mi hai insaporito il cucchiaio …

I nostri corpi sono così stretti che è la loro pressione a tener su la tua gonna; io sono sbottonato quel tanto che basta per lasciare spazio di manovra al cazzo, ancora saldamente nella tua mano, che struscia la punta sulla fica, insistendo sul clitoride. Con i denti mi faccio spazio nella tua camicetta, ti lecco i seni, scendo fino al capezzolo, lo lecco, lo mordo. Sbagliando i tempi, però: lo faccio mentre ti spingi il cazzo dentro, non riesco a controllare i denti e ti lasci sfuggire un piccolo grido di dolore. Ti afferro il culo, le dita affondano nella tua carne e mi sembri piccolissima e leggera fra le mie mani, mentre ti spingo il cazzo dentro con tutta la forza che ho. Il bacino è fuori dal mio controllo, vive di vita propria. E la sua vita è farti entrare il cazzo quanto più a fondo possibile.

I tuoi capezzoli mi crescono fra le labbra, e tali li ritrovo dopo averti baciata, leccato le labbra e ancora baciato il collo quando, scivolando con la bocca aperta, torno a succhiarli.

L’ansia e la paura di venire scoperti è una concausa, certo. Ma la ragione principale per cui non sono ancora passati i cinque minuti della “sigaretta” quando il tuo gemito mi fa capire che stai venendo, non credo che si possa attribuire al cuore, che pompa sangue freneticamente in ogni angolo dei nostri corpi. I nostri corpi e le nostre menti sono così in sintonia che non si potrebbe desiderare di più. Mugolo, affondando la testa nel tuo collo per non urlare, mentre ti vengo dentro. Sento, poco dopo, con una tua mano sulla testa e tu che cerchi di recuperare un respiro normale, lo sperma scivolarti fra le cosce. Con un dito ne raccogli un po’ e lo lecchi. Ancora, e lo fai leccare a me.

Tastoni, cerchi sul mio corpo il pacchetto delle sigarette, ne afferri due, le tieni in bocca e aspetti che io le accenda.

18 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. itesoridiamleta
    Ago 04, 2012 @ 14:39:14

    Ho iniziato il mio primo racconto erotico giusto stamattina e ora che ho letto il tuo credo di essere proprio una ingenua dilettante. Ma è sempre la stessa persona che scrive questi racconti o siete in due? perchè leggo una versione femminile euna versione maschile, come mai?

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  2. pornoscintille
    Ago 04, 2012 @ 16:39:16

    Ti ringrazio, ma sopratutto voglio incoraggiarti a continuare a scrivere. Da ciò che mi hai scritto, si capisce che hai gusto e intelligenza (ehm, lo so che è complimento sopratuttto a me ;-). D’altronde, una che trova noiosi i best seller ha le carte in regola per tentare di scrivere.
    Mi consulto con l’altro lato del blog e ti faccio sapere se siamo in due o se sono solo 😉

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  3. "Cippe's"
    Dic 08, 2014 @ 00:29:07

    Leggevo il commento qua sopra di itesori…e la domanda che ti ha fatto se siete in due a scrivere…se fossi solo(come credo, ma posso anche sbagliarmi) sei davvero bravo…..te lo devo chiedere: sono racconti di fantasia, vissuti realmente o entrambi? 😀

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